Una mostra in Seminario per celebrare don Bettelli
Nel chiostro una selezione di opere e libri
Sacerdote, ma anche vocazione per l’arte e la poesia. L’arte è quella dei grandi maestri, ma pure di autori locali, che hanno tracciato il percorso creativo del secolo scorso, e che ha collezionato con amorevole cura; la poesia, invece, è quella che ha praticato per naturale predisposizione a raccontare e raccontarsi. Tale è stato Casimiro Bettelli, nato a Campiglio di Vignola nel 1924 e morto a Modena nel 1998. Aveva raccolto oltre 800 opere, soprattutto opere grafiche (ma anche dipinti, dipinti, sculture) lasciate, in eredità, alla Diocesi di Modena-Nonantola che ha dato in comodato d’uso alla Galleria Civica , dove un anno dopo la morte, don Miro è stato ricordato con una mostra.
La figura di uomo di cultura, di intellettuale è troppo importante, perché possa essere dimenticata. Ecco, allora, un progetto, con tre appuntamenti, che dia la dimensione dei suoi differenti saperi, in particolare nell’ambito dell’arte e della letteratura (è stato anche autore in prosa e critico d’arte), da trasmettere agli altri.
Si è iniziato con l’esposizione, fino a domenica, nel chiostro del Seminario, in corso Canalchiaro, dove viene presentato un inedito nucleo di opere, in occasione dell’evento “Aperti al MAB-Settimana di valorizzazione dei musei, archivi e biblioteche ecclesiastici. Pochi pezzi, ma singolari per ricordare la vivacità di don Miro di muoversi, con curiosità, in diverse direzioni, di intrecciare relazioni amichevoli con galleristi e amanti dell’arte (Cadalora, Roncaglia della Mutina, Bergamini di Milano, Carlo Cattelani, don Arrigo Mussini), con artisti, letterati e poeti.
Una mostra, dal titolo “E il cielo ci torna sugli occhi”, con opere di Achille Incerti che richiama i suoi anni in un sanatorio, raffigurando segregati tra una selva di tronchi d”albero; i “migratori” di Nevio Bedeschi che riporta all’alienazione e alla solitudine della vita moderna; “soli tra le rovine” (olio) di Gian Marco Montesano, fondatore del movimento “Le coeur de l’art est catholique. Avant post”. Sue le cinque tempere che illustrano “Le acque e le spine”, raccolta di poesie di Bettelli, con cui vengono esposti un altro suo volumetto, “Per tutti la pietà”, del 1967” e la lettera, nonché un articolo, che indicano il suo rapporto con Mario Luzi. Alle pareti anche opere di Otto Piene, berlinese, fondatore del “Gruppo Zero”, con Piero Manzoni, Klein; un’acquatinta di Lucio Fontana che scruta la dimensione dello spazio; un volto di profilo di Domenico Cantatore; una litografia di Maccari, fondatore de “Il Selvaggio”, una tempera del transavanguardista Germanà; una ceramica su legno e un dipinto materico (21969-1970), con memorie dell’action painting di Pollock, del modenese Roberto Pelillo.
La rassegna (9-12, 16-19, ingresso libero) è stata presentata, con letture dell’attrice Luciana Pantano e intermezzi musicali di Francesco Boldrini al clarinetto, da Sara Accorsi e da mons. Luciano Benassi, dell’Ufficio Diocesano Beni Culturali, che ha ricordato l’apertura, venerdì prossimo, dalla 21 alle 23. E, per la lunga notte delle chiese, ci sarà, dalle 21.30, una visita guidata gratuita alla “Deposizione” di Begarelli nell’adiacente chiesa di S. Francescco, Alle 22 un concerto con il tenore Giorgio Pederzoli, accompagnato all’organo dal maestro Valeria Zuccotti. Il 21 settembre, secondo appuntamento, a Nonantola in Abbazia e Museo, nella “giornata del creato” sul tema “natura e ambiente”. In primavera del prossimo anno a Modena, un’ampia mostra sempre nel segno di don Miro. —
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