Gazzetta di Modena

IL LIbRO 

Sotto la lente di Berselli si rivela il fenomeno della “vita spericolata”

Michele Fuoco
Sotto la lente di Berselli si rivela il fenomeno della “vita spericolata”

“Su Vasco Rossi”, una raccolta di scritti sul rocker di Zocca specchio fedele della profonda superficialità degli anni ’80

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. Impossibile pensare che Edmondo Berselli (1951– 2010), giornalista e scrittore, profondo indagatore della vita sociale, politica e culturale, con particolare vocazione anche alla musica (suonava la chitarra e il piano), avrebbe potuto dimenticare Vasco Rossi. Infatti, al rocker di Zocca l’intellettuale modenese, autore di “Canzoni. Storie dell’Italia leggera” (Il Mulino, 1999) e di “Quel gran pezzo dell’Emilia” (Mondadori, 2004), ha pure dedicato articoli pubblicati sull’Espresso e Repubblica. Scritti raccolti nel recente libro “Su Vasco Rossi” (Franco Angeli, pp. 96, euro 15), a cura di Massimiliano Panarari, con un contributo di Vanni Codeluppi, dove Berselli analizza il “fenomeno sociale” in una vasta visione con rapidità di giudizio.

Nessuna mitologia retorica, come spesso accade quando si parla di star dello spettacolo, ma un ritratto radicato nella realtà pratica consegnato in pagine di saporosità, senza indulgenza.

E del padano, libertario, urlante, fumatore, sballato, budellone, pelato, il giornalista evidenzia i balzi sul palco che il peso rende meravigliosamente goffi, tanto da muoversi come un tacchinone; la scoppiettante vocazione a buttarsi via e il look deliberatamente négligé rispetto agli altri bravi rockettari italiani. Non gli risparmia la mancanza di cultura, di spessore letterario, ma gli attribuisce il merito di non teorizzare la malvagità. E della sua “vita maleducata”, delle sue cretinate non ha la tentazione di renderle un programma o un progetto. “Vasco non è comprensibile – nota Berselli – senza uno sguardo al suo tempo, agli anni Ottanta di frenesia libertina, di consumo, e Vasco sentiva quel clima e lo accentuava con enfasi sarcastica, con la sua superficialità estremista. Non risulta molto credibile quando si mette nei panni del nostalgico sessantottino”. Certo, i giudizi spesso non lusinghieri non potevano piacere, nel primo decennio del secolo, alla rockstar e ai suoi fan. Ma occorre ritenere che Berselli non rinuncia mai in ogni sua indagine ad uno sguardo penetrante, ritagliando con efficacia e notazioni attributive una situazione, un accadimento, un personaggio con la sua multiforme esistenza. Il suo linguaggio è portato a coloriture estremamente quotidiane, anche ad affettuosità, con un immediatezza e penetrazione minuziosa di dati. Non dissacrazione satirica, ma uno spirito che guarda alla natura umana, con un disincantato atteggiamento di benevolenza, forse giocosa. Berselli sembra intrecciare, compiaciuto, un dialogo a distanza con Vasco, mirando a far comprendere ai lettori il mistero sontuoso di Vasco, idolatrato dalle masse. “Non è un fenomeno facilmente spiegabile. Formidabile l’energia che trasmette dal palco. Riassume tutto il suo pubblico, le esistenze dei fan, le loro parole, frustrazioni e identificazioni con lui. La persistenza dell’amore per lui è la tolleranza con se stesso, la compassione che ognuno di noi può concedere ai propri peccati. Vasco richiama la normalità. Il suo successo non genera invidia ma comunità”.

Come sostiene Panarari “Vasco è, a furor di popolo, rock e giovanile, un “mito” che abolisce ogni distinzione tra la propria vita reale e “l’opera d’arte” sul palco”. E Codeluppi lo considera il più importante cantante italiano da “stadio”. –

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