De Marco: «Nel mio noir la Milano che cela i clochard Modena? La racconterò»
Il giallista presenta oggi al “212” il suo ultimo romanzo «Ho scritto storie vere documentandomi a fondo»
L’INTERVISTA
Maria Vittoria Melchioni
Milano sta vivendo un personale rinascimento in questi ultimi anni, culminato con l’assegnazione delle Olimpiadi Invernali del 2026. Capitale della moda, del design e della finanza, la città meneghina fa da sfondo anche all’attesissimo ritorno in libreria di Romano De Marco, giallista con un posto fisso tra i finalisti del Premio Scerbanenco, con il suo “Nero a Milano” edito da Piemme. L’autore lo presenterà oggi alle 18.30 al 212 di via Galilei a Modena in compagnia di Tiberio Timperi.
Ritornano, quindi, Marco Tanzi e Luca Betti, l’investigatore privato e il commissario protagonisti dei precedenti libri di De Marco e stavolta saranno alle prese con la scomparsa di un ragazzo dell’alta società e con una strage familiare in un quartiere di periferia.
Milano è nel pieno del suo splendore. Come mai ha scelto, invece, di raccontarne la parte più buia?
«Al centro della vicenda narrativa c’è un ragazzo di buona famiglia che, per un disagio suo personale, decide di andare a vivere con i clochard. Milano si sta evolvendo, ma il problema dei senzatetto è molto presente. Ci sono tantissime associazioni che aiutano questi disperati, le ho citate tutte nel romanzo, e ho voluto raccontare storie vere documentandomi a fondo. Purtroppo, quando le città rifioriscono, si tende a nascondere la polvere sotto al tappeto, è orrendo da dire ma, come è già capitato in altre città europee, si tende a far sparire questo problema, si tende a far sparire i clochard. Ma il problema resta e restano anche i clochard».
In “Nero a Milano” c’è un serial killer che, paradossalmente, sembra lavorare per il Comune iniziando a fare strage di senzatetto a colpi di rasoio.
«È proprio la presenza di questo spietato assassino che porta Marco Tanzi ad una corsa contro il tempo per cercare di salvare il ragazzo che ha deciso di vivere per strada. In un crescendo di tensione che spero piaccia molto ai lettori».
A proposito di lettori, come mai il suo genere letterario è sempre in testa alle classifiche di vendita?
«I due principali motivi sono questi: il crime, il genere che comprende thriller, noir, giallo, ha una tensione narrativa molto alta, paragonabile alla base ritmica di una canzone. Più il ritmo è forte, più cattura l’orecchio. I colpi di scena portano ad avere una lettura più intensa. Il secondo motivo è che leggere storie violente, svolge un’azione catartica perché il male è parte di tutti noi, lo teniamo a bada con filtri morali ed etici, ma indubbiamente ci affascina vedere qualcuno che infierisce sui cattivi o si vendica. Tutti gli eroi negativi delle ultime serie tv hanno riscosso un grande successo proprio per questo».
Lei abita tra l’Abruzzo, Modena e Milano. Ha mai pensato di ambientare nella nostra città un suo racconto?
«Sono un dirigente della Bper e abito da poco in città. Non ho ancora la presunzione di conoscere bene Modena, ma sono sicuro che quando avrò tutti gli strumenti, ambienterò un romanzo qui. In più sono molto amico di Luigi Guicciardi che è un noto giallista modenese e non mi permetterei mai di fare una cosa del genere senza documentarmi bene prima». —
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