Gazzetta di Modena

Arrivederci professore, “cancer movie” banale e lagnoso

Arrivederci professore, “cancer movie” banale e lagnoso

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ARRIVEDERCI PROFESSORE di Wayne Roberts. Usa 2019

Un film che è un vero e proprio ircocervo (cioè una bestia formata da diversi tipi di animali). Da una parte, è il più classico dei “cancer movie”, cioè quel filone di film che va alla grande e che sfrutta il “male del secolo” per innescare trasformazioni e cambiamenti (quasi sempre in positivo) nei personaggi che ne vengono colpiti. Dall'altro, il film di Roberts recupera atmosfere e situazioni del classico di Peter Weir “Un attimo fuggente”, nel quale il professor Keating di Robin Williams incarnava una figura di educatore rivoluzionario che insegnava ai suoi discepoli una nuova filosofia di vita, più autentica e libera. Al termine del film, Keating veniva espulso dal college. Nel film di Roberts, in una inquadratura terminale incredibilmente kitsch, il professor Richard di Johnny Depp (che “johnnydeppeggia” gigione incontenibile per tutto il tempo) si avvia in auto con la figlia per il suo ultimo viaggio, abbandona la strada a un crocicchio e si dirige nella prateria verso un tramonto rosso fuoco tra le montagne, mentre la telecamera si alza a inquadrare un cielo trapunto di stelle (ci mancava solo, a questo punto, che si vedesse una stessa cadente e la frittata era fatta). Che dire? Che la formuletta ibrida funziona, dato che il film sta incassando benissimo, e il pubblico si commuove. Depp è un prof di lettere che scopre di avere un cancro terminale. Già era un tipo nichilista e disilluso da tutto, dipendente da alcol e fumo, tradito con un collega dalla moglie e snobbato platealmente dalla figlia problematica e lesbica (naturalmente). Come sempre accade nel “cancer movie”, l'arrivo della malattia, lungi dallo stroncare definitivamente il personaggio, provoca un risveglio e un mutamento radicale. Il malato sembra scoprire il vero e autentico “se stesso”, e mostra una rinnovata voglia di influire sulle esistenze di chi lo circonda. Si mostra finalmente un essere anticonformista e ribelle, che se ne frega delle convenzioni della scuola e della famiglia. Trascina con sé una parte dei suoi studenti, quelli almeno disposti a seguirlo sul cammino della “liberazione” e “illuminazione” (gli altri, semplicemente, spariscono dal film). Spettinato ed elegante a modo suo, Richard riacquista carisma e credibilità, affronta con coraggio lo sgambetto del destino. Come altri personaggi di Depp, il William Blake di “Dead Man” o il Raoul Duke di “Paura e delirioa Las Vegas”, Richard va beato incontro alla morte. Purtroppo, questo cammino è contrassegnato da scene lagnose, da continue scivolate nel patetico spinto, da sbrodolate sentimentali. A suo modo un remake, anche, del celebre “Goodbye Mr. Chips il film è stanco, ripetitivo e a differenza di “Un attimo fuggente”, non ha una lezione da proporre ai giovani, ma solo un narcisistico atteggiamento per anziani maestri. —

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