«Una “Spoon River” di piccoli eroi della libertà Così i ragazzi riscoprono il valore degli ideali»
Il prof. Vito Valente ha curato la regia dello spettacolo che ha visto protagonisti 24 studenti di diverse provenienze
. Una ventina di studenti del Barozzi, anche di origine straniera di prima e seconda generazione, da alcune settimane se ne va in giro per la città scambiandosi su whatsapp, foto e commenti su partigiani e martiri della seconda guerra mondiale. Ragazze e ragazzi che si sono appassionati alle vicende di loro coetanei che, nel biennio 1943-45, lottarono e morirono per le idee di libertà. Eroi raccontati attraverso decine di lapidi sparse per la città, tra le quali anche qualcuna che ricorda pure chi, al contrario, scelse la parte sbagliata, l’adesione alla repubblica di Salò, lasciandoci comunque la pelle. Questi ragazzi di oggi, tutti di età compresa trai 14 e i 19 anni, durante l’anno appena concluso hanno lavorato con il professor Vito Valente, docente di italiano e storia al Barozzi, proprio per conoscere la sorte di questi loro coetanei molto più sfortunati. Valente ha sensibilizzato i suoi studenti invitandoli a riscoprire queste biografie - quando i ragazzi di quell’età pensano più facilmente ad altro - e lo fa fatto non attraverso lezioni classiche. Ha utilizzato piuttosto il teatro greco antico e la figura di Antigone. In questo modo gli studenti hanno iniziato a tifare per l’eroe che, in nome di una legge morale superiore a quella umana scegli di trasgredire per seguire il suo credo. Un tema denso di collegamenti con l’attualità, basti pensare al caso di questi giorni della Seawatch e del suo capitano, Carola Rackete, per principi umanitari in lotta con le leggi dello Stato Italiano tanto da finire in carcere. «Qui si parla della eroina Antigone - spiega Valente - protagonista di una tragedia di Sofocle, rappresentata per la prima volta ad Atene nel 442 avanti Cristo. Abbiamo voluto lavorare su lapidi e cippi sparsi per la città, targhe sulle quali sono presenti 452 nomi di persone, spesso giovani, morte durante il biennio di guerra civile 1943-45. Sono lapidi davanti a cui si passa chini su un cellulare o portando a spasso il cane. Nessuno ci fa più caso, figurarsi i ragazzi giovani presi da ben altri interessi. Ho adattato le biografie di questi partigiani assegnandone il ruolo a uno o due ragazzi di oggi e abbiamo portato in scena la tragedia».
Ne è nato lo spettacolo “452. Antigone e la Resistenza”, recitato al teatro delle Passioni e forse presto in trasferta in alcuni festival: regia e drammaturgia sono di Valente, i contributi storici di Daniel Degli Esposti e Paola Gemelli che hanno lavorato in collaborazione con Istituto Storico di Modena, Anpi, Anmig Modena, teatro Temple di Sassuolo. I ragazzi sul palco, alcuni dei quali appunto anche di origine straniera, sono Andreea Bulgaru, Crina Calmic, Giulia Ciccarelli, Sofia Cuoghi, Maria Dall’Olio, Nouhaila El Amri, Miryem Ennadi, Gabriella Ghiraldi, Amber Guevara Nuñez, Ilias Laamane, Aura Lo Biondo, Giulia Logias, Giovanni Missiroli, Julia Nguyen, Nicholas Owusu, Lucio Scandale, Francesca Spitaleri Timpone, Clarissa Trevisan, Isabella Valdès, Tania Velovan, Emili Vicaretti, Vince Arvin Villanueva, Idra Xhaferaj, Alessia Xhuveli.
«Abbiamo anche scoperto - continua il prof - che alcuni di questi sfortunati ragazzi di tanti anni fa avevano frequentato il Barozzi, quindi siamo andati in archivio e ne abbiamo cercato le pagelle. Vedevo i ragazzi sempre più appassionati e ho pensato quindi di adattare Antigone che nella tragedia di Sofocle decide di dare sepoltura al cadavere del fratello Polinice contro la volontà del nuovo re di Tebe, Creonte. C’è, insomma, nel dramma l'eterno conflitto tra l’autorità e il potere, la ribellione in nome di principi alti, che noi abbiamo attualizzato grazie al bel lavoro dei nostri studenti che hanno compreso di essere molto fortunati».
Valente conclude: “Ancora oggi i ragazzi si scambiano informazioni sui personaggi delle lapidi modenesi e i ragazzi stranieri ne spiegano le gesta ai loro fratelli maggiori. Del resto non vedo tra questi ragazzi tutti i distinguo politici e di colore che vedo fare altrove. Abbiamo anche incontrato l’ex presidente Anpi Aude Pacchioni e ho lasciato liberi i ragazzi di farle tutte le domande che volevano. Le hanno chiesto di tutto, anche dell’amore al tempo della guerra». —
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