Gazzetta di Modena

Dandy Bestia con Nevruz: «Volevano fosse punk invece era soltanto ironia»

Andrea Marcheselli
Dandy Bestia con Nevruz: «Volevano fosse punk invece era soltanto ironia»

Il chitarrista co-fondatore degli Skiantos  insieme al musicista modenese Presentano “Una notte da Skianto” spettacolo “eredità” di Roberto Freak Antoni

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MODENA . Dandy Bestia, al secolo Fabio Testoni, chitarrista co-fondatore, con il mitico Roberto Freak Antoni, degli Skiantos, dei quali ha composto la maggior parte delle musiche, sarà questa sera 14 luglio  al Modena Centrale, il locale di via Nicolò dell’Abate 66, con lo spettacolo che sta proponendo con successo in giro per l’Italia, “Una notte da Skianto”. Con lui sul palco Nevruz, il cantante modenese di adozione, fresco vincitore del Bando Nuovo IMAIE al Premio Bindi 2019. «Sì, perché, in fin dei conti, mi sento più a mio agio se c’è qualcuno che canta mentre suono» ci ha confidato Dandy in un incontro di pochi giorni or sono. «È la prima volta che Nevruz partecipa a questo spettacolo, però è vero che viene sempre più spesso a cantare anche con gli Skiantos».

Una collaborazione fra voi, dunque, che si sta intensificando?

«Certamente. Con lui abbiamo pure registrato un brano inedito del gruppo, su testo anch’esso inedito di Freak e con le mie musiche, che completerà una compilation che uscirà alla fine dell’estate. Si intitola “Noi ve lo avevamo detto”, ed è una raccolta di brani a sfondo politico-sociale che gli Skiantos hanno realizzato nella loro ultratrentennale carriera».

Una carriera che probabilmente non ha ottenuto in pieno i riconoscimenti che avrebbe meritato, a suo tempo, mentre sembra crescere in qualche modo l’interesse ai giorni nostri.

Ultimamente, rispetto al passato, state avendo un grande seguito nei concerti; a Imola, ad esempio, alcune sere fa, c’erano almeno 4/5.000 spettatori.

«Potremmo citare un nostro titolo, “Non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”, ma forse è anche che per certi aspetti, oggi, una parte del pubblico è più pronta ad ascoltare le nostre canzoni, a cogliere la nostra ironia».

Ironia che si può considerare elemento fondamentale della creatività sua e di Freak Antoni.

«Proprio così. In passato hanno cercato di far passare gli Skiantos per un gruppo punk, ma non lo siamo mai veramente stati. I punk erano “seri”, la loro era una forma di ribellione che poteva diventare anche violenta; la nostra cifra viceversa è sempre stata, fin dalle origini, quella dell’ironia, il nostro obiettivo era divertirci con creatività. Ed in questo Freak è stato un maestro assoluto».

C’è un periodo, in tanti anni di carriera, al quale è rimasto particolarmente legato?

«Beh, a parte i primi tempi, negli anni Settanta, divertentissimi e pieni di scoperte, penso alla collaborazione con l’etichetta “Bollicine”, con cui abbiamo fatto album come “Non c’è gusto in Italia…” o “Troppo rischio per un uomo solo”; gli anni con Guido Elmi, produttore di Vasco, con cui abbiamo inciso “Signore dei dischi” e “Saluti da Cortina”; il periodo tra il ’93 e il ’94, immediatamente successivo, molto bello. Ma è poi bello anche adesso, per quanto, oltre ai tempi, siamo cambiati, necessariamente, anche noi. Tuttavia l’impatto della musica rimane forte, se guardiamo come il pubblico risponde ai concerti».

Lo spettacolo “Una notte da Skianto” può considerarsi anche un omaggio a Roberto Freak Antoni?

«Lui era un genio assoluto, che Gianni Sassi, altra grande figura, leader della Cramps (l’etichetta italiana d’avanguardia negli anni settanta, quella degli Area, di John Cage) capì immediatamente, tanto che gli dobbiamo la prima vera notorietà. Ma l’arte di Freak non si è ancora esaurita. In eredità mi ha lasciato diversi testi inediti, che sto poco alla volta musicando ed è come se ci fosse ancora vicino, nonostante sia venuto a mancare cinque anni fa. Un mostro sul palcoscenico, con una vocalità tutta sua, inimitabile. Ma anche Nevruz non scherza, se si parla di voce: il nostro spettacolo lo dimostrerà, come già accade nei concerti degli Skiantos». —
 

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