Gazzetta di Modena

Alberi, murales e animali modenesi nella sfida tra detective e serial killer

Cristiana Minelli
Alberi, murales e animali modenesi nella sfida tra detective e serial killer

Del Vecchio: «Il mio poliziotto innamorato delle biciclette e delle piante è uno stimolo per il lettore»

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Pagina dopo pagina, fra carpini, pomodori e orti di galera ricchi di coriandolo, aneto e basilico c’è un intricato sottobosco in cui nascondersi. E ci sono morti ammazzati. Gli alberi prorompono dai murales di un writer che denuncia il pericolo che corre il bosco di Verzedro, ma la rugiada si tinge all’improvviso di rosso rubino, rosso sangue. Foglie di quercia si abbracciano a fronde di pioppo, liriodendri e cedri del Libano, popolando rigogliose foreste alle porte della città. Gemme primaverili di una Modena che si affaccia col suo centro storico, i parchi, Palazzo Ducale, i Giardini, le strade, le piazze. Una Modena dove ci sono poliziotti con baffetti sottili alla Clark Gable, esami universitari da trenta e lode in arboricoltura superati in carcere, minacce, e ancora morti.

Il poliziotto modenese di origine belga Jan Der Vermeer che, come un albero, sembra vivificato da foglie e clorofilla e il serial killer Alberto Bacenigo, ora in carcere a vita, tornano a sfidarsi nel terzo capitolo della trilogia di Ludovico Del Vecchio: “Il Movimento delle Foglie” (pp. 237, Elliot, 2019). Lo scrittore, accompagnato da Marco Barozzi, presenterà il suo nuovo romanzo - che segue “La compagnia delle piante” e “La cura degli alberi” - domani sera alle 19 alla libreria Ubik di via del Tintori.

In questo terzo capitolo ci sono ancora la bici Legnano e la vanga scovate in garage ancora ai tempi del primo libro mentre la crociata botanica del “guerrilla gardening” dei precedenti due romanzi sembra essersi presa una pausa. Nel nuovo romanzo, invece, compaiono animali memorabili, il gatto Jonesy, il mezzo pastore Arturo. Per chi è capace di fantasia, non manca un drago. Per tutti gli altri largo a carpe, persici e moltissime tartarughe. E sopra a tutto c’è il “Movimento delle Foglie”, una sorta di nuovo collettivo botanico che vuole cambiare il mondo. Là dove comincia il bosco si fa strada il thriller. Si sta così, sospesi, «tra la porta d’ingresso e un assassino in arrivo».

Jan De Vermeer è un poliziotto sui generis, uno che ha messo radici che non può davvero più smettere di annaffiare. Da dove nasce questo personaggio?

«Jan De Vermeer è apparso all’improvviso e si è fatto strada con garbo e decisione. Probabilmente permette di dar sfogo alle mie idee un po’ ossessive a proposito di un mondo senza soprusi. E poi questo poliziotto è un aspirante critico cinematografico e un ciclista amante dell’ambiente. Penso che uno scrittore debba lanciare sfide e messaggi attraverso i propri libri: l’attenzione per gli ultimi della terra e per il pianeta stesso, la tragedia delle nuove migrazioni, le piante e gli animali da proteggere».

Il tema della bicicletta?

«Credo che l’amore per le biciclette (mobilità sostenibile) e per le piante (ecologia e bellezza a non finire, e sono passioni che ho davvero) accomunino Jan De Vermeer a chiunque sia capace di interrogarsi su quello che sarebbe doveroso attuare per la vita futura».

Ha trasferito personaggi incontrati nella vita vera, e in quella social, nel libro.

«Di questa brigata botanica che compare nel romanzo ho conosciuto per primo su Facebook il professor Francesco Ferrini, ordinario di Arboricoltura alla Facoltà di Agraria di Firenze. Docente e divulgatore, ha dato alle stampe, tra l’altro, “Amico Albero” e “A proposito di alberi”, abbiamo già presentato i nostri libri assieme. La risposta è stata ottima, per questa mescolanza tra fiction e realtà, tra romanzo e saggio».

Chi altri ha conosciuto?

«Stefano Lorenzi e Davide Borghi, di professione arboricoltori, tree climber. E tutti assieme quest’inverno abbiamo piantato otto querce al parco della Repubblica. Non solo divulgazione arborea quindi, ma anche azioni concrete». —



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