Viaggio nei secoli tra arte e moda: ogni cambiamento ha il suo stile
Da domani in libreria il volume di Toni e Ruggerini: «Il costume è lo specchio della società»
Dalla storia dell’arte alla moda, un viaggio sociale nel costume non solo del nostro Paese. Detta così sembra un progetto ambizioso, a tradurlo in pratica ci hanno pensato Gioacchino Toni e Gianluca Ruggerini, autori della pubblicazione “Guida agli stili nell’arte e nel costume” in uscita da domani in tutte le librerie (Odoya edizioni, Città di Castello, 2019, pp. 544 con illustrazioni, euro 26). Uno degli autori, Gioacchino Toni, insegna storia dell’arte presso il liceo Muratori San Carlo di Modena e a lui abbiamo chiesto il significato di un viaggio meticoloso a testimoniare come lo stile sia sempre frutto di un cambiamento di mentalità.
Con quali finalità nasce questa pubblicazione?
«Abbiamo voluto realizzare un volume che, con un linguaggio rigoroso ma chiaro e comprensibile anche ai non “addetti ai lavori”, accompagni il lettore alla scoperta degli stili nell’arte e nel costume che hanno caratterizzato il periodo compreso tra il Quattrocento e l’Ottocento».
In che modo è strutturato il libro?
«La guida è costruita attorno ad una trattazione principale incentrata sulle esperienze artistiche a cui abbiamo aggiunto inserti dedicati al costume in modo da restituire al lettore il quadro dell’epoca in termini di immaginario collettivo, moda e abbigliamento, orientamenti di gusto e comportamenti sociali».
Quali sono gli snodi principali presenti nel volume?
«Il libro si apre con il Rinascimento, inteso come momento di nascita della “modernità artistica”, affrontato riprendendo la trattazione cinquecentesca del Vasari ed analizzando la produzione di artisti del calibro di Piero della Francesca, Botticelli, Leonardo e Michelangelo, solo per citarne alcuni, riservando una particolare attenzione anche alle successive esperienze “manieriste” di artisti come Rosso Fiorentino, Pontormo e Giulio Romano. Le poetiche barocche sono state presentate nelle loro tre direttrici principali “realista”, “classicista” e “sensualista” attraverso l’analisi delle opere di protagonisti come Caravaggio, Annibale Carracci, Rubens, Bernini e Borromini. Successivamente la Guida accompagna il lettore di fronte alle esperienze neoclassiche e romantiche – affrontando in questo caso la produzione di protagonisti del calibro di Canova, David, Ingres, Géricault, Delacroix, Turner e Friedrich –, con un occhio di riguardo alla produzione di alcuni “preromantici” come Füssli, Goya e Blake. Infine, l’ultima parte del volume è dedicata, oltre che alle tendenze realiste ottocentesche, all’esperienza impressionista, vera e propria cerniera artistica e culturale tra l’Età moderna e quella contemporanea».
All’analisi delle opere d’arte sono stati affiancati numerosi inserti dedicati alle costume e soprattutto all’abbigliamento del periodo indagato...
«Abbiamo voluto collocare la produzione artistica all’interno del modo di vivere e pensare, dell’immaginario, del periodo in cui si è data, concentrandoci soprattutto sull’abbigliamento. Abbiamo analizzato le caratteristiche stilistiche del modo di vestire a partire dalla stagione rinascimentale sino ad arrivare ai grandi mutamenti che caratterizzano l’abbigliamento ottocentesco, giungendo così a trattare il passaggio dall’ostentazione aristocratica alla sobrietà borghese, a prendere in esame la nascente produzione in serie degli abiti e l’avvento dei grandi magazzini che si affiancano alle prime maison di alta moda».
In questo volume avete analizzato il periodo compreso tra il Quattrocento e l’Ottocento, vi fermerete qua?
«Stiamo ultimando i lavori per una Guida analoga a questa dedicata all’Età contemporanea che uscirà in autunno; sarà dunque esaminato il Novecento, sempre con un occhio di riguardo ai cambiamenti del costume ed in particolare dell’abbigliamento».
Insegnando Storia dell’arte al liceo, sarà inevitabile che questo lavoro abbia qualche ricaduta sulle lezioni...
«Quando si affronta un lavoro di questo tipo si è innanzitutto costretti ad approfondire la storia dell’arte che si insegna quotidianamente durante le lezioni, dunque una ricaduta positiva sull’attività di insegnamento dovrebbe esserci. Devo però dire che in parte sono io stesso ad essere in debito nei confronti degli alunni e delle alunne perché quando si ha quotidianamente a che fare con interlocutori reali, che sono curiosi, fanno domande e desiderano chiarimenti, si impara a scrivere per “persone reali” evitando quell’autoreferenzialità di cui, a volte, abusano gli “addetti ai lavori”». —
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