Gazzetta di Modena

Vignola. Pacifico porta in scena i Barbari di famiglia «È un racconto intimo sulla mia infanzia»

Ombretta Guerri
Vignola. Pacifico porta in scena i Barbari di famiglia «È un racconto intimo sulla mia infanzia»

Domani alle 21 lo spettacolo del cantautore milanese «La scrittura è una necessità ma ora vorrei esibirmi di più»

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VIGNOLA. «È uno spettacolo davvero molto intimo. Parla del mio passato e della mia infanzia». Pacifico, all’anagrafe Luigi “Gino” De Crescenzo, cantautore e autore tra i più apprezzati del panorama italiano, è in arrivo a Vignola dove domani alle 21, in piazza dei Contrari, presenterà “Io e la mia famiglia di Barbari”.

Lo spettacolo, a ingresso gratuito (sino a esaurimento posti), in occasione della rassegna “Etra Festival 2019” promossa dalla Fondazione di Vignola, è di grande attualità: Pacifico racconta della “migrazione” della sua famiglia e dei suoi genitori da sud a nord. Trenta minuti di lettura. Poi, a seguire la musica: il cantante, che ha collezionato nella sua carriera numerosi successi come autore firmando pezzi come “Sei nell’anima” per Gianna Nannini o “Ti penso e cambia il mondo” per Adriano Celentano o, ancora, “Oltre le rive” per Zucchero, eseguirà brani chitarra e voce. Tra le canzoni in scaletta ci sono, naturalmente, anche quelle della sua ultima “creatura”: l’album “Bastasse il cielo” uscito dopo un’assenza di sette anni.

«È un disco rimbalzato da una parte all’altra del pianeta. Catapultato da un fuso orario all’altro grazie a una semplice pressione sul tasto invio. Un disco - spiega Pacifico - transitato nei cloud dove ha fatto anticamera nell’attesa di essere ascoltato. È partito da Parigi, ha atteso sopra India, Turchia, Inghilterra, Stati Uniti, Italia. È stato ascoltato, manipolato, e alla fine me lo sono ritrovato familiare ma trasformato nella mia casella di posta».

“Io e la mia famiglia dei Barbari”. Cosa ci può raccontare dello spettacolo che presenterà domani sera a Vignola?

«“Io e la mia famiglia dei Barbari” è estremamente autobiografico. Parla del mio passato, della mia infanzia, è davvero molto intimo. La seconda parte dello spettacolo sarà dedicata alla musica con canzoni del mio ultimo disco ma non solo. Ci saranno, ad esempio, brani scritti da me ma interpretati da altri anche se, a volte, arrivare ai livelli di certe voci diventa però difficile».

Come vive l’esperienza dal vivo?

«Io sono di solito controllato ma a volte quando devo salire sul palco una parte di me “scappa” e inizio a provare una tensione assolutamente irrazionale. Ultimamente le cose però sono un po’ cambiate, sono impaziente, vorrei esibirmi di più, perché esibirmi dal vivo è diventato un modo per esprimere una parte di me».

“Bastasse il cielo” è uscito a distanza di sette anni dall’album precedente. Come mai?

«Diciamo che mi sono dedicato al mio “progetto familiare” e mi sono trasferito in Francia, dove attualmente vivo con la mia compagna e mio figlio. Poi sono arrivati due grandi amici, che sono Max Faggioni e Alberto Fabris, a darmi una spinta. Quando penso a loro mi viene sempre in mente “With a little help from my friends” dei Beatles”».

Cantautore, autore, scrittore. Che cosa rappresenta per lei la scrittura?

«Una necessità. Ho cominciato a scrivere tardi, quando avevo quasi quarant’anni, ma ora non potrei più fare senza. Se non scrivo per qualche giorno inizio a ragionare male, mi sembra di perdere lucidità». —




 

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