Gazzetta di Modena

IL PROTAGONISTA DELLA LECTIO INAUGURALE 

«Non si vive con i versi ma si cerca sempre di cambiare il mondo»

S.L.
«Non si vive con i versi ma si cerca sempre di cambiare il mondo»

Dal Bianco sta già preparando l’intervento di apertura «Mi soffermerò sul ruolo del silenzio e su quello del web»

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L’INTERVISTA

«Parlerò dell’importanza della poesia ma soprattutto del ruolo del silenzio e di quello di internet. In questi giorni sto preparando l’intervento che verterà anche sui giovani che spesso si interessano di poesia». Stefano Dal Bianco - ricercatore all’università di Siena, poeta e critico letterario italiano, allievo di Pier Vincenzo Mengaldo - quest’anno aprirà il Poesiafestival con una lezione magistrale. Appuntamento mercoledì 18 settembre alle 21 al teatro Fabbri di Vignola dove, a seguire, si esibirà Gino Paoli.

Dal Bianco, quali i punti chiave della sua lectio?

«Parlerò della responsabilità della poesia che un tempo pensavo fosse un ente astratto, qualcosa da scrivere con la “P” maiuscola. Ora penso sia più complesso e che esiste la poesia, ma esistono i poeti. Infatti, per quanto riguarda il contemporaneo, c’è ancora una visione romantica legata al genio individuale».

È una critica alla situazione della poesia oggi?

«Non credo che oggi la poesia stia male in sé, sta male rispetto ai fasti del passato. Chi ha una spiritualità superiore ha il diritto e anzi il dovere di parlarne visto che, come intendevano Pier Paolo Pasolini e Andrea Zanzotto, la poesia ha un valore pedagogico».

Lei parlerà anche del silenzio, può spiegare meglio?

«La poesia si lega al logos, al linguaggio, alla parola che prevede un momento di riflessione personale, una sorta di “autoriflessività” sulla lingua. La riflessione prevede una pausa, un momento di concentrazione e di silenzio: questo atteggiamento sta al fondo di ogni lingua parlata, anche quella della poesia».

Lei è un poeta: ha curato i Meridiani Mondadori di Zanzotto e i suoi versi di recente hanno composto il libro “Prove di libertà”. Cosa vuol dire essere poeta?

«Sono un poeta, ma non lo dico quasi mai apertamente perché la poesia, a differenza ad esempio dell’arte visiva, non è per nulla redditizia, non produce un mercato e nessuno campa di poesia. All’inizio, credo valga per tutti, c’è un’impellente necessità personale di scrivere, perché con i versi si cerca di cambiare il mondo. Difficile essere poeti prima dei 40 anni, serve molta pratica di scrittura».

I suoi poeti preferiti chi sono?

«Quelli che vanno in cerca del silenzio, Pasolini e in misura maggiore Zanzotto, oltre a Petrarca e a Leopardi».

Il ruolo dei festival qual è?

«Ormai i festival che si occupano di poesia sono pochissimi, i più noti oltre a quello modenese che si mantiene al top, sono Pordenonelegge e quello della Letteratura a Mantova, anche se quest’ultimo si appoggia molto alle case editrici. A Modena si leggono le poesie ed è fondamentale per un poeta il ruolo della voce e della presenza del pubblico che deve comprendere quanto il corpo del poeta si sposi ai propri versi». —

S.L.



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