San Bernardino supera il rogo di Notre Dame Salva l’opera del Carracci conservata a Parigi
La notizia, ieri, da funzionari del Louvre alla direzione dei Musei di Palazzo Pio. La soddisfazione del sindaco di Carpi
. “Recuperato e salvo”. Un particolare benaugurante in attesa della rinascita di Notre Dame a Parigi, dopo il terribile incendio del 15 aprile scorso, è rappresentato dal salvataggio e dalla messa in sicurezza di un dipinto, là conservato, e legatissimo alla storia di Carpi.
Si tratta dell’ultima opera del grande pittore bolognese Ludovico Carracci, raffigurante “San Bernardino che salva Carpi da un esercito nemico”, datata al 1619 e commissionata dalla Confraternita carpigiana del Patrono. Ieri il sindaco Alberto Bellelli ha confermato che le autorità parigine hanno appunto salvato l’importante quadro che non è stato lambito dalle fiamme che hanno devastato Notre Dame.
L’opera di Carracci da fine aprile è conservata in un deposito di Parigi. «È una notizia bellissima - è il commento del sindaco di Carpi Alberto Bellelli - che aspettavamo da settimane. L’attenzione che ci hanno riservato i funzionari francesi dimostra come il patrimonio storico e artistico, al di là dei campanilismi, appartiene davvero a tutti, ovunque esso si trovi. Compreso quel dipinto che rappresenta la nostra città nel 1619 già esposto in città al Palazzo dei Pio nella mostra “Rare pitture” che allestimmo nel 2010 e per la quale ottenemmo il prestigioso prestito dal Ministero francese dei Beni culturali».
Il sindaco è entusiasta e aggiunge: «Oggi alla direttrice dei Musei di Palazzo Pio Manuela Rossi è arrivata una mail da Parigi contenente la bellissima notizia: potremo ancora ammirare l’opera, pensando che un pezzo della nostra identità continua ad essere nella capitale francese, e perché no, potrebbe tornare a fare un giro qui, come avvenuto qualche anno fa».
Dei destini dell’opera di origine carpigiana la direttrice dei Musei civici Manuela Rossi si interessò a partire dalla sera stessa dell’incendio. Proprio a lei ieri si sono rivolti i funzionari del Museo del Louvre che in qualità di esperti stanno seguendo il destino delle tantissime opere d’arte della cattedrale francese, una icona mondiale della cultura di ogni tempo. Rossi, infatti, è stata in contatto con la Francia con continuità nei mesi scorsi, fin dalle prime ore dopo l’incendio, per avere aggiornamenti sul destino e sulla collocazione della grande tela di Carpi, giunta a Parigi con l’esercito Napoleonico tra fine ‘700 e inizio dell’Ottocento. «Sono contentissima - spiega la direttrice Rossi - proprio per il legame che ho per questa opera importante che compie 400 anni e pochi anni fa è tornata anche a Carpi dopo le spoliazioni di Napoleone. Il quadro fino agli anni ’80 a Notre Dame era esposto in chiesa, nella cappella della torre nord della cattedrale mentre da un trentennio circa era stato spostato in un’altra stanza superiore sempre della torre nord. Gli esperti mi hanno sempre detto che proprio le opere d’arte conservate in questi ambienti erano più fortunate di altre presenti altrove dentro Notre Dame. Ora è giunta finalmente la notizia della sua salvaguardi: io continuo ovviamente a restare in contatto con il Louvre e il Ministero della cultura, dal quale dipendono le opere che l’esercito francese portò via dai vari Stati». Il sindaco Bellelli su Facebook quasi immagina un ritorno nel quadro in città, vista la sua collocazione attuale in un deposito e Manuela Rossi non si sottrae: «È venuto al Palazzo dei Pio nel 2010 e in genere la normativa internazionale dice che un’opera non può tornare prima di cinque anni quindi perché no? Abbiamo tutti letto dell’entusiasmo del sindaco e inizieremo a pensarci in Comune. A maggior ragione perché l’opera si lega a doppio filo alla nostra storia visto che fu realizzata per la confraternita di San Bernardino, il patrono della città. Il duca di Modena Alfonso IV apprezzò a tal punto l’opera che la acquistò dalla Compagnia prima della sua uscita dal Ducato estense a causa di Napoleone. Successivamente divenne di proprietà dello Stato francese mentre altre due opere spogliate dai francesi, un Reni e un Guercino, successivamente furono restituite e oggi sono all’Estense». —
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