Gazzetta di Modena

«Il capolavoro incompiuto di Aldo Rossi»

Beppe Cottafavi * ; *Direttore de ” Il Dondolo”

Padova dedica una mostra all’architetto autore dell’ala moderna di San Cataldo 

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L’INTERVENTO

Beppe Cottafavi *

Al termine dell’intensa settimana satirica a Forte dei Marmi, dove ho ideato e diretto la prima edizione del Festival della Satira, concluso con il premio alla carriera al genio comico di Corrado Guzzanti, ero per un incontro di lavoro a Padova. E sono andato a vedere la mostra su Aldo Rossi e la ragione, allestita nello stupefacente salone di Palazzo della Ragione. Che è uno degli archetipi architettonici di Rossi. Un luogo che ha saputo reinventarsi nei secoli pur mantenendo intatta la sua identità formale, diventando un esempio eccellente di architettura urbana. Quattro grandi progetti sono approfonditi nella mostra. Il primo è il cimitero di San Cataldo a Modena, 1971-1978. Poi il Teatro del Mondo a Venezia, 1979. Il complesso alberghiero e ristorante Il Palazzo a Fukuoka in Giappone, 1987-1989. Progetto per Deutsches Historisches Museum a Berlino, 1988.

Un’intera sezione celebra il Cimitero di Modena. È il progetto vincitore del concorso nazionale del 1971, sviluppato con Gianni Braghieri, che aveva come tema l’ampliamento del vecchio cimitero neoclassico di Cesare Costa. L’idea dei due architetti è di interpretare il cimitero come una città, dove il rapporto privato con la morte torna a essere un rapporto civile e laico con l’istituzione. L’opera è di stampo razionalistico con una forte eco metafisica e dechirichiana. I lunghi porticati costituiti da colombari ospitano i loculi e disegnano sia il perimetro del cimitero sia le costruzioni centrali.

Nel fulcro dell’area spicca il grande monolite rosso, la casa dei morti, che è un edificio che ricorda con le sue finestre regolari la struttura di una casa senza piani e senza copertura, le finestre sono senza serramenti e tagli nei muri. Le case dei morti non sono diverse da quelle dei vivi, secondo questo geniale progetto. I cui disegni, studi e plastici sono esposti e analizzati a Padova.

Il cimitero di Aldo Rossi e Braghieri è un capolavoro architettonico equivalente, con un lungo salto nella storia, al Duomo di Lanfranco e di Wiligelmo. So che molti modenesi non lo amano e che anzi la sua fama ha rilanciato i cimiterini piccoli del circondario in una bizzarra opposizione tra città vs villette dei morti. Il cimitero di Aldo Rossi è il luogo della città che amo di più. Il più bello. Il più evocativo. Il più poetico. L’architettura è il teatro delle vicende dell’uomo e questo luogo, che evoca assieme memoria e oblio, è un luogo empatico, sentimentale, carico di generazioni, di fatti nuovi e antichi, di lutti e tragedie private.

All’inizio dell’estate il prato davanti alla casa dei morti è diventato la scena anche per un evento pubblico, una magica serata dove è stato cantato e raccontato il Don Giovanni di Mozart da giovani cantanti e attori. Perfetto. Questo è il luogo adatto quant’altri mai alla musica colta, al parlato sensato, alle letture intense, ai discorsi dei vivi che si intrecciano con la memoria dei morti. Mi auguro che accadano. E che aiutino altri modenesi a apprezzare un luogo meraviglioso che attira visitatori consapevoli da tutto il mondo. Purtroppo del progetto è realizzato soltanto il quaranta per cento. Manca ancora il cono tronco in cemento alto 25 metri. Tale struttura, ispirata al pantheon e dedicata alla celebrazione delle cerimonie funebri sia religiose sia laiche, non è ancora stata realizzata. Dopo 45 anni. Un’altra idea di genio. Il cono tronco prevede l’ingresso della luce dall’alto: che sia quella di un dio o di un altro di qualsiasi religione o la luce della ragione, laica, in fondo, molto non cambia.

Tra il “cubo” e il “cono” era prevista la realizzazione di una “spina centrale” di congiunzione tra i due elementi geometrici, anche questa non ancora realizzata. Ecco sarebbe ora di finirlo questo capolavoro. Qui a costruire per i morti, seguendo le idee e i progetti di Aldo Rossi certo non si può sbagliare. Persino a costruire. Parola di un ambientalista. —



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