Felicori e l’amore per l’ocarina «Un ponte tra noi e l’Oriente»
Il direttore del progetto dei Cortili all’ex Sant’Agostino parla della passione per lo strumento di cui è grande collezionista
. È l’uomo che ha preso in mano il futuro delle “fabbriche culturali” dell’ex Sant’Agostino. È il manager che dovrebbe costruire una fisionomia definita del complesso di piazzale Aldo Moro. Mauro Felicori si sta occupando dei Cortili di Ago, primo “cartellone” dell’ex complesso ospedaliero che, sotto la sua direzione, sta tornando a nuova vita. «Siamo piuttosto contenti di come sta procedendo questa iniziativa - spiega. Non abbiamo cercato il successo immediato né iniziative eclatanti. Volevamo mettere i cortili a disposizione dei modenesi. Volevamo che entrassero nel cuore della gente».
Ma Felicori è anche il sostenitore di un altro progetto, per ora solo teoria, che ha in lui un esperto internazionale e che potrebbe dare all’ex Sant’Agostino una connotazione originale e unica nel panorama italiano. Il progetto è quello legato alla conoscenza e alla diffusione dell’ocarina di cui Felicori è un grande conoscitore e collezionista.
«L’idea è quella di creare un “collegio” dove si ascolti musica e si partecipi ad interventi di qualità. E in quest’ambito vorrei sviluppare la conoscenza dello strumento dell’ocarina, un vero ponte tra la cultura occidentale e quella orientale». Strumento della tradizione italiana e spesso poco considerato, l’ocarina è invece, specie in Asia, suonato da tanti. «Noi in Italia - racconta Felicori - pensiamo tutti che l’ocarina sia uno strumento legato al folklore del passato. Chi si occupa di musica sa che la tradizione di ogni paese necessita di essere coltivata. Ed oggi sta sbocciando un forte rilancio della tradizione. Basti pensare solo a ciò che è diventato il festival della Taranta in Salento».
« Io - prosegue - ho scoperto che in Asia l’ocarina è uno strumento diffusissimo che si insegna persino nelle scuole. E a Budrio, ad esempio, abbiamo fondato il Gruppo Ocarinistico Budriese che in Giappone tiene concerti da un milione di persone.»
L’ocarina dunque, e di questo Felicori è convinto, può andare ben oltre il suo semplice ruolo di strumento musicale, «può diventare - dice- un ponte con il nuovo mondo asiatico, una sorta di via della seta moderna. In tempi come quelli presenti, nei quali avanza la globalizzazione, ma con essa anche la paura del diverso e del lontano, è emozionante scoprire le radici comuni che ci legano ad altre parti del mondo e che passano attraverso la tradizione musicale, il linguaggio interculturale per eccellenza che non conosce razzismi o diversità. Ciò che ardentemente desidererei - spiega ancora - è introdurre l’ocarina nel panorama musicale italiano. Me ne occupo come ambasciatore nel campo del marketing intercontinentale. E sicuramente vorrei che venisse introdotto nel programma di Ago in futuro. Penso che possa essere il luogo migliore, oggi, in cui accogliere e riscoprire questa nostra tradizione nella sua nuova veste profondamente attuale».
Tornando ai Cortili di oggi Felicori spiega le linee guida del suo lavoro. «La prima cosa fatta - spiega - è stata dedicare attenzione al Vecchi Tonelli. Ho sempre ritenuto particolarmente importante il ruolo degli istituti musicali. Il Vecchi Tonelli ha presentato otto concerti e la risposta del pubblico è stata molto positiva». E oltre a questo, in collaborazione con il conservatorio di Bologna, è stato progettato un festival di due giorni improntato sulla musica elettronica.
«Abbiamo dato spazio ai cantautori - dice ancora Felicori - principalmente a Nicola Setti e Her Skin, una stella nascente del panorama modenese. Abbiamo avuto la Corale Gazzotti con un concerto sulla musica tedesca, che tornerà in Settembre con un iniziativa, questa volta, sulla musica ebraica». E sempre nel mese di settembre Ago lavorerà con il festival della filosofia sul tema della Persona. «In collaborazione con il festival- spiega il direttore - abbiamo scelto di dare spazio alla musica rap con l’intervento del professore di filosofia Murubuto, che fa incontrare il rap con i classici greci, e con gli storici Assalto Frontale». Sant’Agostino nella sua nuova veste diventa dunque soprattutto uno spazio/casa per gli artisti. Luogo che stimoli la curiosità del pubblico.
L’idea, in sintesi, è quella di creare un “collegio” dove si ascoltino musica e si partecipi ad interventi di qualità, per un pubblico che ha voglia di rilassarsi ma immerso nella cultura. E magari con la voglia di scoprire il mondo ancora sconosciuto dell’ocarina. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google