“Tempi moderni” un capolavoro in versione restaurata
TEMPI MODERNI - VERSIONE RESTAURATA di Charlie Chaplin. Usa 1936
Il capolavoro senza tempo di Chaplin, che viene mostrato, nella sua versione restaurata dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Criterion Collection, giovedì 22 agosto presso i Giardini Ducali, rappresenta un tuffo nella modernità in ogni senso del termine. È affascinante vedere come Chaplin (per l'ultima volta nei panni del vagabondo Charlot) riesca ad ancorare il suo personaggio, eroe dell'umanesimo in tutto il suo splendore, nel cuore della modernità più esuberante e aggressiva, una modernità che reifica l'uomo, che, come un orco, ingurgita e digerisce senza emozione l'individuo sacrificandolo al buon funzionamento dell'insieme meccanico, privo di sentimento e dunque di senso. Il film è una sfida da incubo che Charlot lancia alla Grande Macchina. L'amore per la sua Paulette Goddard lo comprendiamo bene, lo seguiamo con angoscia e felicità. Asse principale, vero cuore dell'anima, si rivela più forte del sistema sociale. Le incoerenze e le ingiustizie della società alla fine non risultano che scorie, da cui la complicità della coppia di eroi si protegge con grazia soave. Se l'idea (“omnia vincit amor”) in sé può apparire banale, il gesto è invece emozionante. Cavaliere dei tempi moderni, Charlot si batte contro l'avversità, l'insensibilità, la stupidità con una enorme irriverenza. Il film descrive sorridendo un ambiente totalmente ansiogeno, una vera audacia per l'America d'anteguerra, che infatti lo tacciò di comunismo. “Tempi moderni”, in realtà, rende omaggio proprio allo spirito d'iniziativa, a questa fede tutta americana in un avvenire migliore, qualsiasi siano le circostanze. Circostanze davvero crudeli durante la Grande Depressione, naturalmente. Di volta in volta divertenti, inquietanti, commoventi, le peripezie della coppia assomigliano a un percorso ad ostacoli, pieno di trappole, ma mettono in scena anche una straordinaria storia d'amore. Vertice del cinema chapliniano, a ottantatrè anni dalla sua uscita rimane contemporaneo per felicità di invenzioni comiche, rigore stilistico e profondità del pensiero sociale. Un film quasi muto girato quando imperava già da anni il sonoro, che mostra un uso magistrale degli effetti sonori e delle musiche (la copia restaurata viene presentata con le musiche originali composte da Chaplin ed eseguite dall'Orchestra NDR Radiophilharmonie diretta da Timothy Brock). Un inno alla libertà, un canto di protesta contro lo sfruttamento capitalista. Soprattutto, una esaltazione dell'amore, l'amore tra un vagabondo alienato e disoccupato e la sua ragazza, che alla fine del film si avviano, in una indimenticabile sequenza, a braccetto verso un futuro incerto ma desiderabile. —
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