La musica trap alla sbarra è “assolta” dagli esperti: «I problemi stanno altrove»
Gli arresti per la tragedia alla Lanterna Azzurra hanno acceso i riflettori su certe culture giovanili Musicisti, educatori, psichiatri esaminano il problema parlando soprattutto di vuoto di valori
Il punto è non varcare il confine. Quello che porta la moda a diventare follia, il ritornello di una canzone a trasformarsi in mantra della vita quotidiana, il desiderio a tramutarsi in ossessione da raggiungere, costi quel che costi. Bisogna avere maturità e intelligenza, e un bagaglio valoriale alle spalle, anticorpi senza i quali - nei migliori dei casi - si rischia di ritrovarsi in un mondo parallelo. Negli altri, finire in galera anche a 20 anni. Per ogni generazione c’è sempre quell’amico, uno come noi, che non è riuscito a fermarsi. Anche quando non c’era la musica Trap.
«Non lo conoscevo bene, ma Ugo Di Puorto spesso lo incontravo, ci parlavo e sono rimasto chiaramente spiazzato e infastidito appena ho letto che dietro la banda dello spray c’erano lui e i suoi amici» confessa Tobia Poppi, in arte Tobi1, il 19enne ingegnere informatico e musicista che proprio con la musica trap (declinata in dialetto modenese) ha iniziato a farsi conoscere, prima di cambiare genere. Eccola la sottile linea di confine di cui (nell’articolo accanto) parla anche Carlo Gregori nel suo dialogo tra un padre e una figlia.
Il Noi e il Loro. La cosa giusta e quella sbagliata. La moda e la follia. Tutto e il contrario di tutto che convivono, si toccano, si mischiano: «Il confine è solo apparentemente molto labile, ma in realtà è ben evidente perché parte della propria personalità - aggiunge Tobi1 - Se hai dei valori solidi in cui credi, puoi ascoltare tutta la musica che vuoi, anche quella trap con i suoi testi diseducativi e il suo vuoto valoriale, ma non arrivi mai a fare delle cose, non prendi mai i testi delle canzoni alla lettera, gli dai una chiave di lettura ironica, come magari accaduto alle generazioni precedenti con i Nirvana o Vasco Rossi».
Costringere i propri figli a non ascoltare la musica trap perché “diseducativa” servirebbe a poco, provocando invece a una sorta di isolamento, «poiché - sottolinea Tobi1 - è il suono del momento, spopola tra gli adolescenti, se non la conosci rischi di escluderti. È brutto, è sicuramente sbagliato, ma è così».
Anche perché, parafrasando il pensiero di Paolo Crepet, piuttosto che “privare”, i genitori dovrebbero “educare”: «Non è un problema di musica, di contesti o di città, la causa è la solita che ripeto da 30 anni, ovvero la morte dell’educazione - spiega lo scrittore e psichiatra torinese - I genitori pensano alla palestra, agli aperitivi, ai giri in moto piuttosto che accudire ed educare i figli che, a suon di “si”, arrivano a 18 anni ad annoiarsi perché hanno già fatto, visto e provato tutto».
La musica trap è dunque una miccia, certamente pericolosa, ma che non si accende da sola: «L’errore più grande è pensare che il problema sia il genere musicale: i messaggi delle canzoni non hanno alcun impatto sulla vita personale se i ragazzi sono dotati di anticorpi, come educazione e sensibilità - avverte padre Giuliano Stenico, presidente della Fondazione CEIS - Fa male e tanta rabbia scoprire cosa c’era dietro la tragedia di Corinaldo, ma non mi stupisco e non mi sorprende neppure che siano coinvolti ragazzi del ricco Modenese. In un clima generalizzato di luoghi comuni e assenza di compassione e empatia, dove la sensibilità è considerata debolezza, come fanno i ragazzi a costruire anticorpi rispetto a suggestioni particolari come, ad esempio, la forza del denaro?».
Insomma, se non ci fosse il confine, ci ritroveremmo con un esercito di piccoli criminali a caccia di soldi, droga, successo da ostentare: «Non è possibile immaginare che il semplice ascolto di un genere musicale, per quanto offensivo, volgare e diseducativo, possa rappresentare la causa di alterazioni psichiche come quelle della condotta - conferma Vittoria Neviani, neuropsichiatra infantile presso la residenza “il Nespolo” dell’ospedale Villa Igea - È invece molto frequente che coloro che soffrono di disturbi appartenenti all’area del “Comportamento Dirompente”, abbiano una certa preferenza per il genere musicale trap, trovando in esso una giustificazione o a volte addirittura la mitizzazione di ciò che altrimenti verrebbe vissuto come la visione di un sé negativo, sbagliato, spesso fonte di isolamento sociale».
Musica come conforto, rifugio, valvola di sfogo. Di sicuro specchio dei tempi. Poco sembra essere cambiato rispetto al passato: «Ogni generazione o quasi si identifica con specifici generi artistici che tendono a diventare quasi segni identitari di appartenenza - sottolinea lo psichiatra Giovanni Neri, direttore sanitario di Villa Igea - Non credo tanto che l'aderire a questo genere di gusti adolescenziali sia di per sè un segnale di allarme, piuttosto è evidente che i comportamenti devianti possano esasperare i tratti di adesione a queste correnti di gusto e a questi comportamenti sociali, in particolare la pericolosa inclinazione a mitizzare l'uso di sostanze stupefacenti. Penso che adolescenti problematici e devianti abbiano mitizzato scandalosamente il charleston, il jazz, il beat o altro come i rispettivi coetanei».
Possibile che non si possano orientare gli adolescenti verso altri generi musicali (e modelli) che non siano quelli di tendenza? Ovviamente si. Si può e come. E anche con forme e modalità all’apparenza impossibili. È il caso di Fabio Vetro, insegnante 54enne di flauto dolce, migliaia di visualizzazioni per i suoi video su Youtube, una star modenese dei social con 500 mila iscritti al canale: «Suono e trasmetto il divertimento della pratica strumentale e tengo impegnati i ragazzi che, attraverso lo studio e il desiderio di apprendere le melodie dei loro cantanti preferiti, si mettono alla prova raggiungendo buoni risultati - spiega il docente - Si può far presa sul web, ad una qualsiasi età, se si ha il desiderio di condividere le proprie emozioni nella maniera più semplice». —
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