Gazzetta di Modena

confronto tra un padre e una figlia 

La parola ai teen-ager «Una moda superata e quelli sono solo sfigati»

Carlo Gregori

L’opinione “dal di dentro” sulle derive delle bande giovanili «In comune con quelli? Forse il modo in cui si parla...» 

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IL DIALOGO

Dopo la lettura di conversazioni tra gang intercettate.

PADRE: Allora?

FIGLIA: Cosa vuoi sapere? Sono discorsi forti…

PADRE: Ti riconosci?

FIGLIA: In che senso?

PADRE: C’è qualcosa in comune tra te e loro a livello generazione, di stile di vita?

FIGLIA: Oddio, forse il modo in cui si parla ma neanche. Mica frequento dei delinquenti.

PADRE: No, voglio sperarlo, ma la linea tra loro e tutti voi è sottile. Stessi gusti musicali, stesso modo di parlare, stessi interessi…

FIGLIA: (seccata) Boh. “Vecchio”, “zio”, parole così... Il modo con cui si parla forse è lo stesso, ma non ho mai avuto contatti con miei coetanei che rapinano e pippano cocaina tutto il giorno.

PADRE: Sì, ma avete la trap in comune. Avveniva anche ai miei tempi: c’erano criminali che ascoltavano gli stessi dischi rock che amavo anche io.

FIGLIA: Secondo me si sta andando molto verso quella direzione. Che sia dovuto a cultura hip hop non lo so. Gang criminali ci sono sempre state. Forse questa cosa si è rafforzata. Anche l’altro giorno, alla fine della vacanza, il proprietario del bar ha attaccato bottone e ci detto che gli spiaceva che ce ne andassimo. “Siete ragazzi molto rispettosi - fa - qui vengono di solito gang di ragazzini coi genitori che non sanno assolutamente niente ma che bevono come spugne, si fanno di cocaina e tirano canne fino all’alba e vengono qui e sfasciano tutto, tirano calci al portone ecc”. Anche lui mi ha fatto un quadro poco rassicurante. Nella nostra generazione vedeva molta voglia di criminalità.

PADRE: Legata alla cocaina?

FIGLIA: Più cresco, soprattutto negli ultimi sei mesi, più sento parlare di cocaina. Molto più di quanto pensassi. Non da persone vicine a me ma è un discorso continuo.

PADRE: (perplesso) Se ne parla spesso, dici...

FIGLIA: Sì. A Modena ne gira poca, da quanto so. Si sa di gente che si fa però. Tra ragazzini non ne gira. Ma se vai in Lombardia, in Veneto e un po’ in Piemonte, allora ne gita. Eccome! In Lombardia è pazzesco. Ho conosciuto un ragazzo al mare in Egitto per le vacanze di Natale. Aveva la mia età, era bresciano. Beh, raccontava che lì alle feste ne succede di ogni.

PADRE: E questa cosa delle catene d’oro che strappano queste bande ?

FIGLIA: È una moda del c... che sta scomparendo velocemente. Come dire: “Vedi? Ho la collana d’oro”

PADRE: Serve per apparire come rapper, un finto criminale?

FIGLIA: Fa molto “gang”. È roba da cerebrolesi. Uno della mia età che gira col collanone è uno sfigato. È da persone povere.

PADRE: (sorpreso) In che senso da poveri?

FIGLIA: Se tu hai soldi, non lo fai vedere. Le cose di marca le porti addosso, se hai i soldi. Però per uno di una classe sotto, questo far vedere i soldi e ostentare le griffe... È diverso. Per qualcuno è la normalità avere al collo la collanina da mille euro al collo: gliel’hanno regalata. Forse non sa neanche quanto vale. Ma se vieni da un ambiente più povero e se metti da parte i soldi spacciando, rubando, prostituendoti, la prima cosa che fai è comperare qualcosa che faccia vedere agli altri che tu i soldi li hai. “Hey, ho soldi anche io!”.

PADRE: Sui social la banda ostentava il Rolex e il cappellino Gucci.

FIGLIA: Ma perché quelle è la cultura della trap più scrausa che risale agli ultimi tre anni. È solo un remake di primi anni Novanta, quando i rapper neri dei ghetti americani (e loro erano poveri davvero) facevano fortuna, avevano soldi e giravano coi collanoni. È tornata questa cosa del collanone, dell’oggetto griffato, ma come moda. Lo faceva in modo ironico qualcuno, come Tony Effe, ma lo faceva scherzando.

PADRE: Era ironico.

FIGLIA: Sì, ma adesso non va più. È di moda fare vedere che spendi i soldi per andare nei posti fighi, fai vedere che vai in vacanza in posti belli.

PADRE: Allora quelli delle gang hanno preso la scia di quell’onda?

FIGLIA: Sì, è così. Hanno preso l’onda di una moda ironica. Questi trapper famosi ostentavano l’oro, ma dei soldi ne avevano davvero, spesso dalla nascita. Ma la moda faceva schifo e sta finendo in fretta. Il problema è stato dopo. Ragazzini che venivano dal basso e che dicevano: “Se ce l’ha fatta lui che viene dal basso (ma non era vero), ce la posso fare anche io”, quando non è un c... vero. —

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