«L’opera d’arte deve essere come un pugno nello stomaco»
Sempre più rare le mostre di Claudio Parmiggiani che ama centellinare al pubblico la sua attività creativa. Per questo ci piace segnalare la sua personale alla Galleria Poggiali di Firenze, aperta fino al 29 ottobre.
Parmiggiani è nato a Luzzara (Reggio Emilia), ma è modenese a tutti gli effetti: si è formato all’Istituto d’Arte “Venturi”, è stato l’artefice con Mario Molinari e il poeta Adriano Spatola, durante l’estate del 1967 e 1968, a Fiumalbo della contestata manifestazione “Parole sui muri”. Senza dimenticare che la sua casa a Modena era diventata un laboratorio e, per iniziativa di Spatola, una “maison poétique”. Parmiggiani ha sempre concepito l’arte come campo di tutte le possibili analisi e di tutti i possibili recuperi.
Questi aspetti vengono messi in luce nella mostra “A cuore aperto”, a cura di Sergio Risaliti, della galleria fiorentina, dove sono esposte undici opere concepite per questo luogo espositivo: un cuore in ghisa tra due tubi poggiati sulla Commedia di Dante, di un calco in cera di una statua antica, uno strumento musicale come l’arpa con le farfalle, una campana di bronzo appesa come un impiccato e una biblioteca di cenere. Presentata anche la gigantesca àncora, tra la parete di fondo e il soffitto, esposta alla Biennale di Venezia del 2015. Alcune opere vengono proposte come “sculture d’ombra”, richiamando il procedimento impiegato da Parmiggiani che, nel 1970 alla Galleria civica di Modena presentò una serie di opere create con il depositarsi della fuliggine tra la superficie del muro e l’oggetto stesso. E il concetto di “scultura d’ombra” viene sostenuto dal critico francese Jean Clair che evidenzia che “l’immagine nata sulla tela non è disegnata e neppure dipinta con velature, ma piuttosto soffiata e evaporata per trasformarsi in ombra”. L’opera è pensata in ogni dettaglio, come affermazione del pensiero dell’autore, per il quale “un’opera deve essere come un pugno nello stomaco. Silenziosa ma dura, dura ma silenziosa, come un fuoco sotto la cenere”, come la grande campagna “impiccata” ad una trave della galleria che celebra in silenzio tutto il dolore del mondo e tutta la speranza della terra; come una lampada ad olio che scioglie la bellezza di un volto di una figura femminile in cera a mezzo busto; come il calco del cuore costretto tra due elementi metallici installati tra la Divina Commedia a pavimento e il soffitto della galleria. Da cogliere anche aspetti del sacro nelle opere di Parmiggiani che dichiara che “lo spirituale che alcuni intravedono nel mio lavoro lo chiamerei semplicemente una convinzioneche fa parte di una visione; un misticismo senza fede. Non penso a un’arte religiosa, ma ad una religiosità dell’arte; una religiosità di cui mi sembra smarrito completamente il senso”. —
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