Una favola dà vita ai tesori nascosti nelle cassapanche del Rinascimento
Di Cristiana Minelli “Come angeli che han messo le ali” «Una storia legata alla mostra sugli antichi corredi nuziali»
Sembra quasi il celebre film “Una notte al museo”, con gli oggetti che si animano. Qua siamo in un cassone, le vecchie cassapanche che nel quattro-cinquecento contenevano il corredo nuziale delle famiglie ricche, e il dialogo riguarda lettere d’amore, pantofole principesche, coperte in lino, sacchetti di monete d’oro che dialogano tra loro in un palazzo signorile. C’è pure un merlo zoppo e un mago smemorato. Sono i contenuti della favola “Come angeli che han messo le ali” della modenese Cristiana Minelli appena pubblicata dall’editore Aguaplano di Perugia con disegni di Bimba Landmann (56 pagine, 12 euro, anche in inglese), a corredo della mostra “L’Autunno del Medioevo in Umbria. Cofani nuziali in gesso dorato e una bottega perugina dimenticata” (dal 21 settembre al 6 gennaio 2020 alla Galleria Nazionale dell’Umbria di Perugia, a cura di Andrea De Marchi e Matteo Mazzalupi, catalogo Silvana Editoriale).
«Marco Pierini, ex direttore della Galleria Civica di Modena e oggi a capo della Galleria Nazionale dell’Umbria a Perugia ha avuto l’idea di avvicinare anche i più giovani, diciamo i bimbi di 10-12 anni, al mondo dei cassoni rinascimentali. Un tema specialistico, complicato, per cui vale la pena trasmettere contenuti alle giovani generazioni. E così è nata l’idea di questa favola, la prima che scrivo su commissione». Tutto, appunto, parte dalla mostra voluta da Pierini - per anni a Modena, fino all’addio polemico quando il sindaco Muzzarelli decise di esporre tigelli e salumi alla Palazzina Vigarani dei giardini ducali - con tema dedicato a una serie di cassoni nuziali del Quattrocento e arredi in uso nelle dimore rinascimentali italiane ascrivibili soprattutto a Giovanni di Tommasino Crivelli e alla sua bottega perugina.
«Mi sono chiusa in casa quattro giorni - continua Minelli - e ho iniziato a guardare gli oggetti che saranno in mostra. Mi sono documentata e poi ho immaginato appunto gli oggetti del cassone che prendono vita, nella camera da letto dei ricchi sposi. Dopo avere scritto il testo è stato passato alla disegnatrice che ha realizzato il suo lavoro. Mi pare si presti benissimo alla storia che ho immaginato».
Veniamo alla storia uscita dalla fantasia della scrittrice modenese. «Ho immaginato - continua Cristiana Minelli - me stessa dentro un cassone, in modo da poter dare vita a un dialogo tra gli oggetti che secoli fa possedevano solo le famiglie ricche. dentro al cassone c’è una brocca non contenta e i co-inquilini della cassapanca gli dicono di non lamentarsi visto che proveniva dalla bottega di un vasaio dove conviveva con i topi. Ci sono ovviamente molti altri oggetti che prendono vita, anche nella camera da letto degli sposi, fuori dal cassone. Tra loro anche un silenzioso pacchetto di lettere, chiuso in un angolo».
Poteva mancare l’amore - a lieto fine, ma non troppo - in una favola? «Certo - continua l’autrice - parlo di amore. Le lettere sono quelle che la neosposa arrivata a palazzo scrive con l’ex suo vero amore, l’uomo con cui si scriveva prima di andare in sposa per un contratto tra famiglie così diffuso nel Rinascimento». Alla fine tutto si complica perché subentra un mago, una civetta, una famiglia di contadini. Tutti particolari di una storia che invita a conoscere da un altro punto di vista gli oggetti preziosi esposti a Perugia. Il coperchio, i fianchi e il retro erano raramente decorati, mentre assai più spesso gli ornamenti si concentravano sulla faccia anteriore ed erano realizzati con pittura, a intaglio, in gesso dorato o utilizzando più tecniche insieme. —
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