«Sul palco artisti, amici e testimoni del suo impegno a favore dei rifugiati»
Cosa prevedono quest'anno le celebrazioni per Pavarotti?
«Abbiamo pensato di ricordare Luciano partendo dall'abbraccio che amava dare a tutti - spiega Nicoletta Mantovani, vedova del tenore - non solo alle persone, ma anche all'arte e alla vita. Per questo l’abbiamo intitolato “Luciano, un abbraccio senza confini”. Ricorderemo il suo grande impegno per i rifugiati e per le cause umanitarie, e chiederemo agli artisti che interverranno di darne testimonianza. Da un punto di vista musicale, abbiamo scelto artisti che coltivano quest'idea dell'abbraccio verso le persone, come Fiorella Mannoia, Giovanni Caccamo, Marcello Giordani che è stato un grande collega di Luciano. Sarà un ricordo su diversi aspetti della vita di Luciano, artistica e personale».
Dopo la morte di Luciano Pavarotti il mito continua a crescere...
«Sono passati 12 anni ma è ancora vivissima la sua presenza. Addirittura a volte non parliamo neanche di ricordo, ma parliamo delle stesse emozioni cui lui riusciva a dare vita, che sono ancora presenti. Prova ne è la puntata dello scorso 24 agosto a Techetè, dove Luciano ha vinto la serata: voleva essere un ricordo, invece è diventato un evento, perché ha fatto quasi tre milioni di spettatori, proprio la dimostrazione di quanto Luciano sia ancora presente nel cuore di tutti e quanta emozione ancora ci dia».
Lo scorso giugno è uscito negli Usa anche un film documentario su Pavarotti diretto da Ron Howard. Qual è stata l'accoglienza?
«Questo film è un tassello importantissimo per noi. Sta andando molto bene negli Stati Uniti ed è diventato il secondo documentario più visto negli ultimi 5 anni, un dato incredibile per un personaggio che rappresenta un mondo, quello dell'opera, che non sempre è seguitissimo. E questo dimostra come Luciano sia veramente riuscito a portare l'opera a tutti».
Dopo 30 anni dal primo Pavarotti Intarnational che ha per la prima volta unito opera lirica e musica pop, qual è secondo lei il lascito?
«Dopo Luciano ci sono stati altri personaggi, come Andrea Bocelli, che rappresenta un po' quello che Luciano aveva iniziato ed è diventato un simbolo nel mondo importantissimo. Ma dopo di lui tantissimi altri tenori e musicisti hanno unito i diversi generi, e il fatto che ora l'opera sia più ascoltata anche dalle nuove generazioni penso che molto lo si debba anche a Luciano».
Un ricordo o un aneddoto durante il Pavarotti International?
«Ce ne sono tanti, è difficile pescarne uno perché era proprio il clima che si creava tra amici e famiglia la cosa importante. Mi ricordo i cantanti che andavano a cucinare al nostro ristorante Europa 92; mi ricordo anche le prove che diventavano un momento di allegria. Devo dire che negli anni quello che ha sempre contraddistinto questo concerto è sempre stata l'armonia, nonostante ci fossero cantanti diversissimi tra loro, c'era un tale clima di comunione che alla fine scegliere un solo aneddoto si farebbe torto a qualcuno». —
C.B.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google