Frida/2 Il figlio: «Tornai al Campo con la mamma Lei mi raccontò tutto da subito»
Roberto Rugiadi sarà presente all’inaugurazione della mostra «Mia madre viene studiata per analizzare la differenza tra democrazia e dittatura»
«Ero ancora in fasce quando mia mamma iniziò a narrarmi le sofferenze che aveva patito: non ricordo un particolare vero e proprio, perché ho sempre vissuto quel clima. In un’occasione: era stata sottoposta ai lavori forzati le avevano aperto la gamba con un piccone, era stata morsa da un cane lupo, aveva la nefrite e quando mancò, il giorno di Pasqua del 1992, era in cura, e tre giorni dopo la sua scomparsa se fosse stata viva le avrebbero dovuto amputare le gambe: con il tempo si era manifestato tutto quanto aveva sofferto nei lager. Quando è stata liberata pesava solo 40 chili». Roberto Rugiadi vive a Livorno ed è il figlio di Frida Misul. Roberto sarà presente alla presentazione della mostra venerdì e conduce una vasta opera di divulgazione per far conoscere la storia della madre.
«Sono stato con lei all’ex Campo di Fossoli, allora Villaggio San Marco, quando avevo 10 anni - afferma Rugiadi (nella foto con la madre tra le baracche di Fossoli) - Lei mi ha sempre reso partecipe dell’inferno che ha attraversato. Prima di essere imprigionata, il viaggio più grande che aveva fatto senza genitori era a Pisa, che dista 20 chilometri da Livorno. Il mondo terribile in cui ha vissuto non credeva potesse esistere. Lei diceva sempre: “La voce e la musica mi hanno salvata”. Uno studioso, il maestro Francesco Lotoro di Barletta, che ha fatto una raccolta sulle musiche concentrazionali, è andato in Israele e ha trovato un’anziana che era stata ad Auschwtiz. Lei ha menzionato “Frida da Livorno” e i testi che ha composto mentre era prigioniera. Uno di questi si intitolava “Qui in questa terra”, la riedizione diHa-tikvah, la cui melodia è stata nel 1888 da Samuel Cohen, diventato l’inno di Israele nel 2004».
«Mia madre - prosegue Rugiardi - venne liberata vicino a Praga dall’Armata russa. La tennero un mese in quarantena per farla riprendere per poi trasferirla in Austria al settore americano. Lei volle tornare a Livorno, a patto di trovare qualche parente sopravvissuto, altrimenti sarebbe tornata in Israele. Fortunatamente ritrovò il padre e due sorelle. Io, quindi, sono nato a Livorno da padre cattolico e madre ebrea. Un perfetto esempio di commistione com’è chi è nasce qui» scherza Rugiadi.
Alla mostra di Carpi il figlio di Frida Misul porterà materiale a volontà, tra cui uno degli «ultimi libri sul diario della mia mamma. Questi volumi vengono distribuiti nelle scuole. Frida Misul è il tema conduttore per analizzare la differenza tra democrazia e regime dittatoriale con la negazione idee e di libertà. Pian piano sono venuto a conoscenza di cos’era veramente Fossoli e ancora è molto sottovalutato nella sua tragicità come campo di concentramento. Eppure, era il crocevia dell’inferno che portava ebrei e oppositori politici a morire. Magari subito dopo la guerra non si dava peso alla cosa e lo si è trascurato. Oggi, invece, si sta facendo un’opera meritoria». —
S.A.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google

