Modena. Il sindaco è una copia di Alforisio D’Este E in galleria scatta la caccia al proprio sosia
“PersonArt. Ritrovati nell’arte” è il gioco interattivo in collaborazione con AImageLab-Unimore diretto da Rita Cucchiara
MODENA. Il sindaco Muzzarelli? Assomiglia ad Alforisio D’Este, personaggio legato alla famiglia regnante a Modena che viene dipinto da Bernardino Cervi in un “ritratto ideale” di inizio ‘600 conservato alla Galleria Estense. L’assessore alla Cultura Andrea Bortolamasi invece ha un sosia di maggior pregio artistico, un personaggio presente nel quadro “La musica” di Dosso Dossi a Palazzo dei Diamanti di Ferrara. E la ricerca del proprio sosia potranno farla, nei giorni del Festival, tutti i visitatori dell’Estense dove si apre “PersonArt. Ritrovati nell’arte”. Ai partecipanti verrà scattata una foto attraverso una cabina simile a quella per le fototessere. E dopo pochi secondi verrà stampata una copia del quadro “sosia” così che l’interessato possa cercarlo tra quelli esposti, circa 200, scattarsi un selfie e pubblicarlo online con l’hashtag “#personart”.
Detto così è semplice, in realtà questo sistema di “gioco” interattivo si basa sulla intelligenza artificiale e le Gallerie Estensi di Martina Bagnoli, per portarlo a termine, hanno chiesto la collaborazione di un “gigante” in materia come il laboratorio “AImageLab” di Unimore diretto da Rita Cucchiara. «Il nostro lavoro - spiega la prof - mette al centro la persona, proprio il tema di quest’anno, perché chi si occupa di intelligenza artificiale vuole emulare comportamenti e ragionamenti dell’essere umano. Da qui abbiamo dato vita al sistema Personart, una istallazione che si basa su un software innovativo che anziché trasformare il nostro volto in un’opera d’arte cerca tra gli oggetti d’arte esposti e attraverso il riconoscimento segnala i volti simili a quello della persona reale. Le similitudini vengono definite in termini di caratteri somatici, di fisionomia e di attributi come il colore dei capelli, il genere, la presenza di barba e baffi».
Un lavoro tutt’altro che semplice. «È la prima volta - continua Cucchiara - che algoritmi di questo tipo confrontano in modo efficace volti reali con quelli dipinti. Google ha fatto in passato esperimenti simili, ma più concentrati sulla posa del volto piuttosto che sui veri tratti somatici. Dietro ai risultati che vengono mostrati al visitatore, abbiamo sviluppato nuove originali “Deep Neural Networks”, ossia sistemi di identificazione del volto e dell'estrazione delle sue caratteristiche salienti. PersonArt utilizza per tutto ciò tecniche molto sofisticate. L’elaborazione dei risultati per una operazione di questo tipo ha bisogno di calcoli pesanti e complicati: la foto acquisita viene trasferita sui server “AImageLab” di Unimore e confrontata in tempo reale con centinaia di migliaia di volti artistici elaborati con reti neurali. L’esperimento è stato realizzato per parlare di arte in chiave moderna ed è nato da una idea di Martina Bagnoli e poi progettato assieme, in realtà si tratta di una ricerca strategica dato che il riconoscimento ha, ad esempio, potenziali ambiti commerciali di rilievo». Le Gallerie Estensi, a Palazzo Ducale di Sassuolo, puntano sull’alta tecnologia anche con l’appuntamento “L’importanza di chiamarsi Francesco. Dialogo impossibile a tre voci”. L’installazione, curata da Angela Fiore, Federico Fischetti e Simone Sirocchi, presenta tre ologrammi che faranno rivivere i duchi Francesco I, II e III che tra Sei e Settecento guidarono il Ducato estense. —
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