Ivano Dionigi «La lezione dell’Antica Roma sui migranti Solo chi sa includere i barbari diventa grande»
Dionigi e la paura degli stranieri alle porte: «La scuola è fondamentale per salvarci. È l’ignoranza che crea i muri e i confini»
MODENA. Ogni cultura si è inventata i propri barbari, tra inclusione ed esclusione, sin dalle civiltà greche, persiane, romane. Chi è dunque il vero barbaro? Questa domanda risuona ancora oggi e su questo quesito si sviluppa l’intervento del professor Ivano Dionigi che sabato alle 11.30 in piazza Grande a Modena terrà la lezione magistrale “Senza barbari, cosa sarà di noi?”.
Il problema dell’altro, specificamente dell’immigrato, il tema dei muri, dei confini riguarda il nostro quotidiano sempre di più e richiede risposte politiche e culturali di lunga visione. «I livelli sono due – spiega Dionigi, docente di Lingua e Letteratura latina all’Università di Bologna, direttore del Centro studi “La permanenza del classico” e presidente del Consorzio Almalaurea - O uno si appella ai criteri di umanità e ai grandi principi, guarda alla cultura dell’altro e alla lingua dell’altro come un grande arricchimento per tutti oppure, se non vogliamo guardare all’altro per e con umanità, facciamolo almeno per convenienza e calcolo, come facevano i romani. Da un punto di vista realistico e politico, poi, c’è da fare una grande programmazione, partendo dal presupposto che i conflitti sono sempre conflitti di ignoranze e non di cultura».
Cominciare dalla scuola e dall’istruzione, quindi, questo il messaggio: più una persona è colta più è in grado di capire il valore della cultura e dell’altro, perché se continuiamo ad alimentare l’ignoranza, prosegue Dionigi, quella ignoranza porta prima alla paura istintiva, poi alle fratture, all’odio. «Non dobbiamo prendere i problemi a valle ma dobbiamo affrontarli a monte. C’è un’emergenza educativa e di conoscenza che sta alla base di tutto. Il problema non si risolverà nell’immediato, ma è dalla scuola che dobbiamo cominciare perché come per l’evoluzione tecnologica, anche sul tema della migrazione ci siamo trovati impreparati, ci siamo baloccati con la politica, le miserie quotidiane e individuali senza progettare, senza prevedere né anticipare e ora ci troviamo difronte a problemi grandiosi che vanno risolti».
Quella educativa e culturale è la vera sfida che siamo chiamati ad affrontare se vogliamo davvero essere degli uomini, come diceva Aristotele, dotati del logos, della ragione e chiamati alla polis, alla comunità. «Prendendo le mosse dall’insegnamento del Petrarca, che diceva che bisogna tenere lo sguardo contemporaneamente rivolto avanti e indietro, se guardiamo avanti dobbiamo fare dei calcoli con la statistica, la demografia, la sociologia e la scienza – prosegue Dionigi, che ha lavorato sulla fortuna dei classici nella letteratura e nella cultura italiana moderna e contemporanea - Fra non molto tempo, gli europei che all’inizio del Novecento contavano al mondo una forte presenza, saranno 1 su 14. Fra vent’anni, anche la Nigeria avrà quasi la stessa popolazione dell’Europa. Guardando avanti, dobbiamo ragionare di fare un patto tra la nostra grande storia e la giovinezza di questi popoli che arrivano».
Ce lo insegnano i testi classici che la migrazione fa parte della natura umana: alle nostre estremità non abbiamo delle radici ma dei piedi. L’uomo si è sempre mosso. «Oltre che guardare avanti, a me interessa guardare anche indietro, alle lezioni che vengono da Roma e dalla Grecia – conclude il docente - Tutta la storia di Roma può essere letta come una grande storia di inclusione e le sue origini ci aiutano a riflettere sull’Europa di oggi, che più che uno spazio fisico è uno spazio culturale». —
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