Gazzetta di Modena

Modena, biblioteca Delfini: «Vi racconto la mia storia dallo scaffale delle novità alla bancarella dell’usato»

Stefano Luppi
Modena, biblioteca Delfini: «Vi racconto la mia storia dallo scaffale delle novità alla bancarella dell’usato»

La vita di un libro in presa diretta. Chi lo sceglie, come finisce sugli scaffali  che fine fa al termine del suo “viaggio”. Al macero o venduto per pochi euro

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MODENA. Sono un libro, ma non un libro qualsiasi delle biblioteche comunali. Sono “Io non sono un albero” scritto da Maryam Maddjidi, ma non sono la scrittrice iraniana, no, sono proprio quel volume con le sue righe, le sue pagine e la fatica della mente che le ha prodotte.

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Insomma, sono l’oggetto fisico e mi trovo attualmente dentro una scatolone insieme ad altri compagni libri, posizionato sul tavolo di Alice Veronesi dell’ufficio di segreteria della Biblioteca Delfini di corso Canalgrande. Che ci faccio qui? Lo spiega Alice: «In questo ufficio arrivano tutti i libri che acquistiamo dai nostri fornitori o anche da Amazon, soprattutto per quanto riguarda i volumi in lingue straniere. Con le colleghe controlliamo che i libri arrivati siano proprio quelli richiesti e scelti in precedenza dai colleghi bibliotecari».

Degli acquisti, infatti, maturati anche sulla base delle richieste dei lettori, si occupa un pool di bibliotecari capitanati dalla direttrice Debora Dameri e composto da Thelma Gramolelli, la coordinatrice della Delfini, Loretta Giovanelli, Cinzia Pollicelli, Emanuele Guaraldi: «Non acquistiamo solo libri - spiegano - ma anche dvd, audiolibri, cd musicali sulla base di un budget annuo che per le biblioteche nel 2018 è stato pari a 118mila euro. La cifra ha portato all’entrata nel patrimonio pubblico di oltre 11mila volumi nuovi».

Ma a me, che sono il libro di Maddjidi, tutto ciò importa poco perché il mio viaggio iniziato nello scatolone deve proseguire: andrò, entro poche ore, sullo scaffale a me assegnato e tra alcuni anni me ne andrò invece sulla Bancarella a basso prezzo. Verrò “scartato”, una parola che a me non piace: verrò venduto per 1 o 2 euro al massimo e finirò in mano ai ragazzi di una scuola o in qualche casa privata, se qualcuno mi acquisterà.

Ma ora sono in attesa che mi timbrino in modo da diventare ufficialmente di proprietà delle biblioteche comunali: «In questa fase - spiega Sena Sukuma, dipendente proveniente dalla Thailandia - posiziono i timbri comunali sul frontespizio e nel colophon insieme alla data, al numero di inventario e al chip che permette l’antitaccheggio e la possibilità di prestito in autonomia da parte dell’utente».

Dunque, io presto sarò a disposizione delle migliaia di utenti che ogni anno vengono nelle biblioteche modenesi: in particolare sarò alla Delfini, tra i 200mila altri compagni libri che mi fanno compagnia nella principale biblioteca della città. Il mio sogno di essere letto si sta per compiere: spero che le mie pagine si consumino. E pazienza se dovrò finire al macero oppure, appunto, sulle bancarelle, perché avrò atteso al mio compito.

Ma ora sono arrivato alla catalogazione: «In questa fase - spiega la catalogatrice Giuliana La Sorte - il volume acquista la propria autonomia perché viene fornito di tutte le parole chiave che ne permettono l’individuazione tra migliaia nei cataloghi delle biblioteche. Dopo questa fase attivo anche il chip e inserisco il libro nel Catalogo nazionale biblioteche in modo da dai computer di tutto il mondo si possano individuare i nostri libri».

«A seguito di questa fase - spiega Emanuele Gualandi che accompagna la Gazzetta in questo viaggio dentro i segreti della Delfini - al volume vengono posizionate etichetta e copertina». Poi entro ufficialmente sugli scaffali: «Ai libri che arrivano - spiegano Simona Simone e Vincenza Lavorato, addette al reference e alle informazioni al pubblico - poniamo il bollino novità e prima di metterlo a scaffale lo lasciamo qualche tempo in bella vista».

Infine, dopo alcuni anni, la possibilità dello scarto e l’arrivo sulle bancarelle nelle biblioteche. Il mio viaggio finisce qui, ma ora non ci penso: sono una novità e sto per un po’ in bellavista. —
 

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