Gazzetta di Modena

Villalta, tra il linguaggio e la natura «il segreto dell’atto creativo è racchiuso dentro il verso

Michele Fuoco
Villalta, tra il linguaggio e la natura «il segreto dell’atto creativo è racchiuso dentro il verso

Il vincitore 2011 del Viareggio parla del suo tema centrale della terra e dell’uso del dialetto «contrasto d’esperienze di verità nel presente»

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VIGNOLA. «Esiste un lavoro intellettuale bello perché porta a restare vicino ai propri interessi, cioè alla letteratura. Per molti aspetti l’insegnamento, organizzare eventi, l’interesse critico e per la narrativa non sono mai distanti da un discorso che ha radici nella poesia. Per me il pensiero, il ragionamento di fondo viene sempre dalla poesia che reca il segreto dell’atto creativo». Sono parole di Gian Mario Villalta che concilia le attività di poeta, romanziere, critico saggista, insegnante di lettere in un liceo scientifico, e anche di direttore artistico, dal 2002, di “pordenonelegge” e di presidente di giuria, dal 2013, del Premio Castello di Villalta Poesia.

La sua poesia pare trovare forti radici nella terra, come mette in luce anche “Vanità della mente” (Mondadori), premio Viareggio 2011, considerato una sorta di “canzoniere”, per i diversi i temi che affronta…

«L’opera raccoglie versi di tempi diversi, nell’arco di 20 anni. Non è un’antologia. È stata pensata per temi, ripresi e ordinati, che s’intrecciano. È una mappa del lavoro poetico ma che assume la qualità autonoma di opera. La terra è uno dei temi fondamentali, non solo per una radice esistenziale che è stata nella mia campagna, ma anche per la lingua radicata nel dialetto con cui ho scritto delle poesie. Credo che le riflessioni sulla lingua e sulla natura debbano andare di pari passo, perché se la natura è in pericolo, lo è pure la nostra coscienza di autonomia linguistica. Per questo anche la poesia dovrebbe cominciare a riflettere sulla lingua. Non sulla comunicazione con cui la poesia non ha a che fare».

“Telepatia” è il suo ultimo libro di poesia, chiamato anche “percezione individuale di un sentire altro e partecipato”. In che senso?

«Perché noi impariamo la lingua attraverso un atto d’amore. Non ci insegnano le regole, impariamo la lingua attraverso questa cura, la vicinanza all’altro. Siamo legati agli altri attraverso la memoria e con gli altri condividiamo lingua e memoria. E quindi abbiamo parti di vita che sono in corrispondenza telepatica, anche quando non ce ne rendiamo conto».

Perché il dialetto?

«Perché può essere un contrasto di esperienze di verità nel presente. Portando un suo mondo, una sua parola, può più facilmente mostrare un contrasto per certe cose, fra una vita in fondo più immediata, autentica e il mondo in cui viviamo, dove avvertiamo la lingua come uno strumento, lontana dalla partecipazione al quotidiano. Una lingua meno creativa».

Il lavoro di critico, di collaboratore con varie riviste, è di aiuto o “condizionante” al suo fare poesia?

«È un’altra cosa: un modo per riflettere. Non mi trovo con la poesia ingenua che sgorga da un momento. Credo che la poesia sia impegno, lavoro assiduo, sforzo. In questo la riflessione, il confronto, la critica è uno strumento che ha a che fare per forza con la poesia. Non in senso contrastante, ma come supporto. Si scrive di critica per mettere sotto gli occhi i propri problemi che fanno parte del proprio scrivere poesia».

Questa sera a Castelnuovo, leggerà suoi componimenti. Di quali raccolte?

«Vorrei presentare solo un librino, uscito in questi giorni. Una plaquette di 36 poesie, “Il scappamorte”, con il sottotitolo di “Veglie e risvegli” che parla della dimensione tra la veglia e il sonno, per dire che ci sono tante forme di coscienza in cui talvolta troviamo noi stessi».

“pordenonelegge” va oltre la poesia?

«È un festival che si occupa di libri, all’interno del quale si è potuto costruire e far vivere un grosso pezzo di poesia, diventato importante. Nasce da una passione personale, con l’aiuto di amici. E quest’anno abbiamo pubblicato 11 libri di poesia. Si pensa di fare qualcosa in comune con Poesia Festival». —




 

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