Leonhard: «A Modena un consiglio di saggi per evitare di essere sopraffatti dai robot»
«L’etica digitale è questione fondamentale perché le macchine potrebbero diventare così potenti da essere incontrollabili»
stefano luppi
. «Le macchine? Potrebbero diventare troppo potenti per essere controllabili dall’uomo. Per questo è irrimandabile una discussione globale e vorrei proprio creare qui il primo Consiglio per l’etica digitale». Gerd Leonhard, “futurologo”, inserito da Wired Magazine tra le cento persone più influenti in Europa, terrà oggi alle 16.30, nella chiesa di San Carlo, a cura di Bper, la sua lezione magistrale “Tecnology vs Humanity”.
Qual è, al momento, la situazione dell’etica digitale nel mondo?
«Ci sono stati grandi progressi dalla pubblicazione del mio libro “Technology vs Humanity” nel 2016. Il tema dell’utilizzo etico della tecnologia, oggi, è diffuso ovunque, tanto che alcuni paesi, come la Danimarca e Singapore, hanno stilato manifesti per l’etica digitale e per l’utilizzo dei dati. Gartner ha sancito che si tratta del tema principale dell’industria tech, e tutte le più grandi compagnie, tra cui Microsoft, Sap, Google, Ibm, stanno definendo la propria posizione sull’etica dell’Intelligenza Artificiale. La questione dell’etica digitale è finalmente diventata cruciale e chiederò di istituire a Modena il primo Consiglio per l’etica digitale».
Ritiene che l’intelligenza artificiale avrà il sopravvento sull’uomo?
«Al giorno d’oggi stiamo facendo molti progressi nell’assistenza intelligente, in particolare con le interfacce di controllo vocale, con i software smart e con gli algoritmi ad apprendimento autonomo. Tali dispositivi non sono certo intelligenti quanto esseri umani, ma lo sono abbastanza per svolgere mansioni routinarie. Rendono più efficienti molte imprese e sono di aiuto agli utenti, a patto che le persone restino aggiornate e siano capaci di inventare nuovi lavori per se stesse, mantenendo il controllo dei software smart. Ma entro dieci anni saremo avviati verso l’Intelligenza Artificiale Generale, e le macchine potrebbero diventare troppo potenti per essere controllabili dagli umani. È il motivo per cui credo che sia ora di affrontare una discussione globale sul tema, per capire, insieme, a che punto dobbiamo fermarci, che cosa è lecito fare e cosa no, che cosa è buono per gli esseri umani. Il primo passo dovrebbe essere certamente il divieto di utilizzo dei droni capaci di uccidere in autonomia. Sono tutti temi che ho voluto affrontare nel mio recente film “We Need to Talk About AI”».
Il progresso tecnologico migliora il benessere dell’uomo?
«Penso che possa riuscirci, ma dobbiamo essere in grado di governarlo. La tecnologia, di per sé, non è né buona né cattiva, dobbiamo essere noi a utilizzarla bene. La tecnologia può risolvere molti problemi legati all’alimentazione e all’acqua, all’energia e alla salute, ma non può dirimere problemi sociali, culturali o politici; talvolta può peggiorarli, come nel caso delle manipolazioni elettorali tramite Facebook. Abbiamo bisogno di governi illuminati, e di quello che definisco un “Consiglio globale di etica digitale” per prendere le decisioni più importanti».
In “Technology Vs Humanity” lei parla anche dei rischi, quali?
«L’IA ha molti vantaggi: può innanzi tutto aiutarci a ridurre il carico di lavori monotoni e ripetitivi per le persone e può incentivare grandi progressi laddove la quantità di dati da elaborare supera le capacità umane, per esempio nel monitoraggio ambientale e nell’analisi del genoma umano. Allo stesso tempo espone al rischio che gli uomini smettano di coltivare le proprie capacità, dimenticando come svolgere funzioni basilari come l’orientamento e la traduzione, e deleghino alle macchine ogni decisione. Ci sono inoltre i rischi legati alle manipolazioni dei media e all’aumento della disuguaglianza e quelli legati alla disoccupazione, o comunque a una minore occupazione dovuta al subentro delle macchine nelle attività di routine».
Le auto a guida autonoma sono già una realtà: come valuterà la macchina i rischi della guida?
«Questo è certamente un elemento di riflessione, ma non tra i più rilevanti; molte di queste auto assisteranno il guidatore, ma non lo sostituiranno. Potremo rilassarci e affidarci alle macchine per muoverci, ma resteremo sempre al volante durante gli spostamenti. Le auto a guida completamente autonoma viaggeranno su corsie specifiche o in zone circoscritte delle città a velocità molto basse, mentre bus e treni saranno automatizzati finché si muoveranno lungo itinerari definiti. I veicoli a guida autonoma sono ancora lontani dalla capacità di guidare come esseri umani in città come Roma o Milano; ma in molte città di nuova concezione, in paesi come la Cina o il Brasile, probabilmente non tarderanno a vietare la circolazione di auto a guida umana, nel qual caso l’automatizzazione completa del traffico sarà realizzabile senza troppi dilemmi etici. Come sempre, le cose diventano più complesse dove c’è sovrapposizione tra uomini e macchine».
A Modena si sta tentando di investire sulle Digital Humanities, è utile?
«Sì, è importante, ma dobbiamo continuare anche a investire nelle discipline umanistiche, nelle arti, nell’etica, nella musica, nella filosofia, perché si tratta di conoscenze e competenze essenziali per il futuro». —
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