Gazzetta di Modena

«Il mio murales a Montale per far riflettere chi passa sulla vita nella preistoria»

stefano luppi
«Il mio murales a Montale per far riflettere chi passa sulla vita nella preistoria»

Grazie ad un accordo tra Tiziano Dal Vacchio di Rosso Tiepido e il Comune di Castelnuovo  il writer Fabio Tellas dipingerà la parete di una casa sulla statale tra Modena e Maranello  

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l’intervista

stefano luppi

. Arte sul muro di un distributore di carburante lungo la Nuova Estense nei pressi del paese: Montale avrà dal 18 ottobre un murales d’autore, firmato dal writer internazionale di origine sarda Fabio Tellas. L’artista, nato a Cagliari nel 1985, anni fa è stato inserito da alcuni giornali tra i venticinque migliori street artisti al mondo e nel corso del tempo ha partecipato ad importanti esposizioni come Tour Paris Project 2013, la Biennale di Street Art di Mosca 2014, la Biennale di Venezia.

Tellas, lei ha lavorato molto in Italia, Francia, Spagna, Australia, come ha individuato il luogo a Montale?

«Il luogo è particolare, situato in una via abbastanza trafficata, sulla via Statale che collega Modena a Maranello. La parete è stato scelta anche grazie all’aiuto dell’associazione Rosso Tiepido».

Cosa intende raffigurare?

«Cercherò di riportare qualcosa che sa di meditativo e primitivo, che si ricolleghi all’idea di abitazione, come le capanne delle Terremare (antiche popolazioni della zona, ndr)».

Quali sono le motivazioni alla base del suo lavoro?

«Io cerco di rappresentare, raccontare a modo mio quello che vedo ogni giorno. Non ho un motivo preciso, è più che altro qualcosa di spontaneo. Sono stimolato da tutto ciò che succede nel mondo contemporaneo. Da viaggiatore, osservo con particolare attenzione la flora, i colori, il clima e tutto quello che ha a che fare con il paesaggio, di ogni posto dove vado».

Ci racconti dei suoi inizi?

«Sono cresciuto nelle campagne del sud dell’isola, una terra dove il paesaggio è forse la cosa più importante. Il muralismo è parte di questi luoghi dagli anni ‘60, quindi li ho sempre visti sin da quando ero bambino e il posto dove nasce e cresce un artista, dà sicuramente una spinta e si riflette nel proprio lavoro nel corso del tempo».

Oltre alla street art utilizza altri medium artistici?

«Sì, ho uno studio dove lavoro il tempo in cui non viaggio. Opera su vari campi, negli anni ho sperimentato su vari campi. Uno su tutti la grafica d’arte, sopratutto l’incisione. Al momento lavoro con due gallerie: Magma Gallery a Bologna e Wunderkammern a Roma che curano il mio lavoro da qualche anno».

C’è un grosso dibattito, da anni, relativo alla “musealizzazione”, alla riproposta nei mesi, delle opere di street art. Che ne pensa?

«Continuo a dire che preferisco chiamarlo Muralismo, o Public art e penso che se per vedere un’opera si deve pagare un biglietto allora forse non siamo più nel campo di arte pubblica. Se sta in un museo semplicemente è un opera d’arte museale, come tutte le altre che stanno lì. I walldrawings di Sol Lewitt stanno nei musei da tanti anni ormai: la differenza sta solo nel fatto che un opera in strada è di tutti, di chiunque ci passi davanti. Mentre nel museo ha proprio un’altra funzione e una diversa fruizione da parte del pubblico».

Lei dipinge anche in coabitazione con altri colleghi, perché?

«È una cosa che viene dal background dei graffiti e che è riportato anche nel mondo del neomuralismo. Non è facile, ma negli anni ho collaborato con persone con cui mi trovavo vicino nel modo di pensare e di lavorare».

Il progetto per la realizzazione del murales si è reso possibile grazie al Comune di Castelnuovo e all’intervento del collezionista e imprenditore Tiziano Dal Vacchio, animatore del centro espositivo Rosso Tiepido lungo via Emilia Est a Modena. «Stiamo portando avanti un bel percorso a Montale - spiega Dal Vacchio - e Tellas è già protagonista nel mio progetto “La Cattedrale Immaginata”. L’opera sarà molto innovativa e rimanda a spazi metafisici vicini alle piazze di De Chirico mescolate alle enigmatiche atmosfere di Magritte». —

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