“L’ultimo giardino”, con gli insetti la natura incontra gli spazi urbani
Si apre tra una settimana la personale di Alice Padovani che debutta “in casa” dopo aver raccolto consensi sia in Italia che all’estero
arianna de micheli
Di Alice Padovani colpiscono in primis gli occhi. Lo sguardo sospeso. A metà strada tra qui, adesso, e un altrove incantato. Perduto, o forse senza tempo. Un’artista eclettica Alice. Inaspettata perché forte di un linguaggio che, anche nel momento in cui suona comprensibile, non perde il proprio mistero. Spiazza a volte. Sempre sorprende.
Laureata in Filosofia e in Arti Visive, attrice nonché regista, Alice risolve il proprio notevole estro passando con disinvoltura dal disegno all’installazione, dalla scultura alla performance. Ama gli insetti, fulcro del suo lavoro. Un amore - quale altro termine potremmo usare? - di cui il padre, entomologo, ha fatto professione. E che lei ha declinato in schegge partorite da madre terra fuori contesto. Frammenti di natura pronti a rivendicare un dialogo con gli spazi urbani. Rendez-vous tra oggetti scovati in chissà quale cassetto della memoria ed entomi che hanno barattato il loro ultimo respiro con la fissa eternità dell’oggetto stesso - tanto che distinguere la “cosa” dall’animale può richiedere uno sforzo imprevisto - le opere di Alice Padovani evocano sensazioni antitetiche. Forse anche perché sono emblema di uno stato di quiete difficile, sulla carta impossibile: l’equilibrio tra rigore scientifico e slancio dell’anima.
«La natura rappresenta per me il regno della molteplicità e della contraddizione - rivelava l’artista modenese in una recente intervista - Riesce infatti a suscitare sentimenti di gioia e disperazione, di dolore e di piacere. È la vita che rincorre la morte, e viceversa, in modo perpetuo del tutto fine a sé stesso».
Ospitata presso lo spazio industriale dell’Hangar Rosso Tiepido - uno spazio accattivante ma difficile da gestire poiché tutto fuorché neutro - L’ultimo giardino, mostra che sarà inaugurata sabato 12 ottobre alle 18.30, è l’evento con cui Alice Padovani trova consacrazione in patria.
Di fatto una prima modenese per un talento nostrano molto apprezzata oltre confine. Esposte in personali, collettive e fiere d’arte nazionali e internazionali, le opere firmate Padovani hanno ottenuto numerosi riconoscimenti. Ricordiamo il Primo premio Scultura al Premio Nocivelli, il premio speciale Galleria Guidi&Schoen all’Arteam Cup, il Biafarin honor award all’Arte Laguna Prize di Venezia e il Talent Prize di Paratissima Bologna.
Ma L’ultimo giardino (ultimo nell’accezione di ciò che rimane della natura in un’epoca, la nostra, profondamente fragile) rappresenta una prima anche per Tiziano Del Vacchio, deus ex machina dell’Hangar al civico 1420/2 di via Emilia Est. Dopo aver sdoganato con cognizione di causa la street art a Modena, Del Vacchio ha voluto mettersi in gioco con una proposta artistica molto diversa. Una sfida per entrambi, Alice e Tiziano, che grazie ad un allestimento inedito a cura di Ilaria dall’Olio - allestimento “al buio” di cui evitiamo di svelare in anteprima la magia per preservare lo stupore - hanno trovato la quadratura del cerchio. —
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