Gazzetta di Modena

Paolini allo Storchi «Vi racconto il viaggio di Ulisse in lotta col destino»

Gabriele Farina

Da giovedì a domenica in scena “Nel tempo degli dei” «Con ironia mostro un uomo capace di non rassegnarsi»

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Marco Paolini ha scelto il teatro Storchi per un viaggio “Nel tempo degli dei”. Da giovedì a domenica l’autore interpreterà Ulisse… o meglio il suo calzolaio. L’eroe omerico ha già sconfitto i Proci e riconquistato Penelope. Tuttavia, sceglie di tornare un signor Nessuno per esplorare il mondo moderno.

È un viandante che rinuncia all’immortalità per inseguire la conoscenza. Si allontana dall’Olimpo per avvicinarsi all’umanità. Una scelta radicale e per Paolini attuale.

Come nasce l’idea del calzolaio di Ulisse come protagonista?

«“Nel tempo degli dei” si pone nella narrazione su Ulisse iniziata quindici anni fa. Avevamo la voglia di cimentarci su vari possibili temi. Con Francesco Niccolini (il coautore) abbiamo scelto in particolare di concentrarci sull’allungamento della vita. Oggi i miglioramenti della medicina forniti dall’ingegneria genomica allontanano dalle odissee altrui. Così bisogna scegliere. Ulisse rifiuta l’immortalità, dice no al dono così come nell’Odissea con Calipso. Sceglie liberamente di dire di no e d’intraprendere un percorso pericoloso. Ci serviva un Ulisse diverso, un eroe a tutto tondo. Abbiamo preso spunto dalla parte dell’opera di Omero dopo la strage dei Proci e ci siamo mossi di fantasia, nel rispetto della profezia di Tiresia».

Chi potrebbe essere oggi un moderno Ulisse?

«Non ci ho mai pensato. Credo il mondo sia pieno di aspiranti tali, ma serve un po’ di rispetto per il mito e le figure storiche».

Quali caratteristiche dell’“uomo dal molteplice ingegno” risaltano nella rappresentazione?

«Lo immaginiamo in qualche modo affrancato dalla sua storia. È un uomo capace di non rassegnarsi al destino, ma di lottare. Tale aspetto è molto importante. Per i greci il destino è il fato ed è ineluttabile. Ulisse intraprende una battaglia contro i condizionamenti forti. Rivendica con la sua astuzia la possibilità di scelta, il fatto di giocarsela. È accompagnato da un coro di personaggi femminili e c’è molto canto. Non abbiamo fondato l’opera soltanto sulla parola detta, ricercando anche l’oralità, la musica, l’azione scenica».

È un Ulisse che non sale sul monte Olimpo, ma s’imbatte nello Chalet Olimpo delle Dolomiti con un remo in mano…

«Abbiamo lasciato spazio all’ironia e poi quello è un ambiente che conosco molto bene».

Ulisse è tornato a Itaca, lei torna a Modena. Cosa significa per lei?

«Modena è una città in cui sono stato tantissime volte. Ho fatto tutto al teatro delle Passioni e allo Storchi, ho fatto anche il teatro dei ragazzi a Modena. Abbiamo uno spettacolo di cui siamo fieri e orgogliosi, così abbiamo scelto di ripartire da Modena».

Tornando ai ragazzi, che consiglio darebbe a chi si avvicina oggi al teatro?

«Gli consiglierei di essere curioso e trovare dei buoni compagni di strada. È sempre meglio non fare troppo da soli questo viaggio. Credo nella logica delle sinergie, delle reti, dei gruppi: aiutano a fare più strada».

Come definirebbe i suoi compagni di strada?

«Siamo tre giovani e tre meno giovani. Non è una compagnia in senso tradizionale. La regia di Gabriele Vacis incarna una linea di comicità. Per me è fantastico condividere l’esperienza di “Nel tempo degli dei”. Per esempio, Vittorio Cerroni (in scena Ermes nelle vesti di un giovane pastore, ndr) ha 17 anni e non era un attore. Aveva esperienze di musica e non gli abbiamo insegnato a recitare. Abbiamo creato con lui una dinamica per essere il più possibile se stesso. Abbiamo allestito una rete bilanciata di cui siamo molto fieri. Si vede in scena una tensione positiva tra le persone, si lavora per gli altri e non per sé». —

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