Gazzetta di Modena

«Zucconi, rabdomante di storie e notizie che amava la sua terra»

Gabriele Farina

Ricordi e aneddoti di Ezio Mauro sul giornalista modenese «Ha girato il mondo, ma ripeteva “Io sono di Bastiglia”»

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«Modena è l’antidoto migliore al panico da globalizzazione». Ha girato per il pianeta, ma dalla nostra città Vittorio Zucconi non s’è mai davvero andato. I tortellini “contrabbandati” negli Stati Uniti. L’ultimo gelato davanti alla Prefettura con il padre Guglielmo, giornalista come lui. Aneddoti e storie di “Un modenese che ha raccontato il mondo”. Il titolo dell’incontro di ieri mattina alla chiesa di San Carlo può appena sintetizzare lo spirito del “bastigliese a Washington” scomparso il 25 maggio scorso. «Le radici modenesi erano nel suo modo di essere», il ricordo di Ezio Mauro. Ex direttore de La Stampa e La Repubblica, Mauro è cresciuto con Zucconi professionalmente e umanamente. «Era un rabdomante con la capacità straordinaria di entrare in rapporto con le persone – ha proseguito il giornalista – e ho sempre pensato che fosse un imprinting modenese. Dalla mia parte d’Italia (è piemontese) siamo orsi per natura. Vittorio era invece energia giornalistica vivente». Un’energia che Zucconi sprigionava negli articoli del quotidiano e nel settimanale “D”, nei libri, in radio e persino su Twitter. «Democrazia e libertà non muoiono per infarti fulminanti come narra la storia elementare di Russia, Germania o Italia. Sono asfissiate lentamente, omeopaticamente, passo per passo, leggina per leggina, decreto per decreto», cinguettava in uno dei suoi 54.400 tweet. Nell’account si definiva “straniero come tutti”. Edoardo Buffoni di Radio Capital ne ha ripercorso alcuni per far rivivere il suo pensiero. «Nella moschea di Christchurch sono state uccise 49 persone che erano musulmane, non 49 musulmani che erano anche persone», la riflessione dopo la strage in Nuova Zelanda. «Il negazionismo è l'alimento più subdolo e potente del razzismo. Migliaia di ebrei tedeschi morirono perché non potevano credere che Hitler fosse razzista e avrebbe toccato proprio loro. Poi, è sempre troppo tardi. #Razzismoadesso», un altro cinguettio di Zucconi ripreso ieri. Per Buffoni il collega era «una persona di parola che amava parlare con le persone». «Era iconico e icastico», il commento di Mauro. Per l’ex direttore de La Repubblica Twitter ha permesso a Zucconi di esprimersi e soprattutto confrontarsi con gli altri a continenti di distanza. Ha lavorato a Parigi e Washington, Mosca e Tokyo, ma continuava a ripetere «sono di Bastiglia». Nella puntata di Nautilus del 6 dicembre 2006 si definiva «un cittadino americano e modenese». Nell’intervista spiegava a Ettore Tazzioli di Trc, ieri sul palco, che «una città come Modena è l’antidoto migliore al panico da globalizzazione» perché «a Modena riacquisti la dimensione della realtà quotidiana». Una dimensione assoluta aveva nella scrittura. «Entrava mani e piedi nelle storie», gli ha tributato Mauro. La lettera scritta con la moglie di Joseph O’ Dell per chiedere la grazia a Papa Giovanni Paolo II n’è un esempio. «Viveva per raccontare», le parole dell’ex direttore citando Gabriel Garcia Marquez. D’altra parte, interpretava il giornalismo come Ryszard Kapuscinski: «Non è un mestiere per cinici». —



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