Gazzetta di Modena

stagione di prosa 

Paolini in scena al teatro Storchi: Ulisse, una storia che parla di noi

Andrea Marcheselli

Nel “Il tempo degli Dei”  l’ex eroe rifiuta la fama  e diventato pellegrino  e calzolaio, vuole vivere in una dimensione umana

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Probabilmente è un caso, dovuto alle esigenze organizzative delle diverse compagnie, ma l’avvio di questa sera della stagione teatrale modenese di Emilia Romagna Teatro con “Il tempo egli Dei. Il calzolaio di Ulisse” di Marco Paolini al teatro Storchi (ore 21 oggi e domani; alle 20 sabato e alle 15,30 domenica) assume comunque una valenza emblematica: per il valore dello spettacolo che rimarca la volontà di mantenere elevata l’offerta culturale, ma soprattutto per come si inserisce nel filo conduttore dell’intera stagione, il cui titolo, “Bye bye ‘900”, rimanda a una ispezione sui valori che guidano i cambiamenti nella nostra epoca e alla riflessione se davvero il nuovo sia sempre meglio dell’antico, e non, viceversa, a volte, un disvalore.

Anche Paolini, infatti, con la collaborazione di Francesco Niccolini per il testo e Gabriele Vacis in regia affronta la questione di un archetipo che ancora oggi mantiene intatto l’intera propria validità.

«Con quanti, ma soprattutto con quali dei ha a che fare un uomo oggi?» si è chiesto Paolini ponendosi a confronto con l’ “Odissea”, un’opera che è suo oggetto di indagine da oltre un quindicennio. «Non penso ovviamente alle solide convinzioni di un credente, ma al ragionevole dubbio di chi guardando al tempo in cui vive, pensa con stupore e disincanto alle possibilità di accelerazione proposte alla razza umana. Restare umani sembra uno slogan troppo semplice e riduttivo, troppo nostalgico e rassicurante quando diventare semi-dei appare un traguardo possibile, almeno per la parte benestante del pianeta».

«Ulisse per me è qualcuno che di dei se ne intende e davanti alle sirene dell’immortalità sa trovare le ragioni per esistere».

Ex guerriero ed eroe, ex aedo, l’Ulisse di Paolini, ridottosi a calzolaio viandante, è un ex guerriero che fu eroe ma da dieci anni cammina senza meta, secondo una profezia fattagli da Tiresia, nel suo viaggio nell’aldilà. Non stupisce dunque che, pellegrino e invecchiato, non ami svelare la propria identità e preferisca tessere parole al limite della realtà che generano il mito.

«L’Ulisse che vorremmo raccontare», aggiunge peraltro Gabriele Vacis «è quello che ha già vissuto tutte le sue peripezie, è un vecchio di oggi: ancora molto in gamba, consapevole ma senza futili illusioni. È un saggio confuso e disorientato che ha bisogno di continuare a comprendere, nonostante tutto. È un Ulisse che, finalmente, prova ad ascoltare sua moglie, suo figlio, che prova a comprendere persino gli dei capricciosi che si sono giocati il suo destino”». —

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