Gazzetta di Modena

Fondazione san carlo 

Vestirsi all’orientale: se la moda diventa via di scambi culturali

Maria Giuseppina Muzzarelli docente di Storia Medievale a Bologna tiene una lezione  sul tema degli esotismi tra abbigliamento e architettura

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modena. Il richiamo all’Oriente, un Oriente più sognato che conosciuto, più mitizzato che compreso, è stato ricorrente nella moda europea. Era almeno dal tempo di Marco Polo e della sua relazione di viaggio che si favoleggiava, a Venezia come a Genova, di uno straordinario e “diverso” modo di vestire degli orientali. E sarà proprio questo il tema al centro della lezione che Maria Giuseppina Muzzarelli, professoressa di Storia medievale all’Università di Bologna, terrà oggi alle 17.30 alla Fondazione Collegio San Carlo per il ciclo dedicato al tema “Globalizzazioni. Forme e immagini dell’universalismo”, ideato dal Centro Culturale. L’incontro si intitola “Vestirsi all’orientale. Esotismo, moda e scambi culturali tra medioevo e prima modernità”.

Se l’attenzione all’abito dell’altro è sempre esistita, altrettanto si può dire dell’orientalismo, cioè del gusto e della passione per un Oriente reinterpretato sia nelle fogge che nelle architetture, liberamente ispirate a un’idea dell’esotico tutta occidentale. Il racconto di Marco Polo, partito per l’Oriente nel 1271, ne ha tratteggiato l’immagine di mondo ricchissimo di sete e di pietre preziose: Zaitun è descritta come città ricca di grosse e belle perle e l’isola di Cipangu, il Giappone, come luogo caratterizzato da una grande quantità d’oro che nessuno andava a prendere, neanche i mercanti. Più tardi, fra Cinquecento e Seicento il rapporto con un Oriente relativamente vicino, il mondo turco, ha luogo non solo nell’immaginario, ma anche nella realtà, suscitando un insieme di attrazione e di repulsione. «L’assenza di struttura dell’abito orientale, vale a dire la sua essenzialità - spiega Muzzarelli - rappresentava agli occhi degli occidentali quasi un arrendersi al corpo che essi invece intendevano dominare e nascondere per proporne un’immagine idealizzata. Fin dall’inizio l’immaginario occidentale ha visto nell’abbigliamento esotico l’esaltazione di una condizione naturale: una forma incontaminata di semplicità in quanto priva di interventi sartoriali». Componente del comitato di redazione della rivista “Nuova informazione bibliografica”, Maria Giuseppina Muzzrelli è anche studiosa della storia della predicazione e dei Monti di Pietà e dell’evoluzione della moda tra medioevo ed età contemporanea, con attenzione al problema della diffusione del velo in Occidente. Speciale interesse ha dedicato inoltre al ruolo delle donne nell’Europa medievale e moderna, anche grazie all’analisi delle biografie di Christine de Pizan e Gracia Mendes. Tra i suoi volumi recenti: Un’italiana alla corte di Francia. Christine de Pizan, intellettuale e donna (Bologna 2017); A capo coperto. Storie di donne e di veli (Bologna 2018). L’incontro sarà trasmesso anche in diretta web collegandosi al sito www.fondazionesancarlo.it. —

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