«L’energia dei nostri attori-cuochi in una cucina metafora della vita»
. Michiel Soete è il regista di “Tutto fa brodo”, alle Passioni fino a domani, tratto dal “Don Chisciotte” prodotto da Ert Fondazione e interpretato dagli allievi della Scuola Iolanda Gazzerro. Con Peter De Bie e Jo Roets, Soete è membro della compagnia fiamminga Laika, che i modenesi conoscono per gli spettacoli particolari e per molti versi straordinari, quali “Patatboem”, visto anni fa a VIE, od anche “Cantina”, caratterizzati dal ruolo imprescindibile del cibo che gli attori cucinano per gli spettatori, coinvolti in una esperienza di teatro sensoriale piena di significati. Abbiamo incontrato il regista al termine di una replica.
Lo spettacolo in parte sorprende per l’impianto un po’ più convenzionale del solito. Forse è stato condizionato dall’aver lavorato con i ragazzi della Scuola?
«Dipende da diversi motivi. Il primo sta nell'ideazione stessa dello spettacolo: abbiamo voluto cominciare col pubblico in tribuna, quindi con una impostazione frontale facendo arrivare il cibo poco alla volta, per coinvolgere progressivamente modificando pure le luci, le atmosfere, con segnali decisamente più astratti. Poi, conta il fatto che sul palco devono stare diciannove persone, che si muovono, interagiscono, e che siamo arrivati a selezionare nel corso del laboratorio durato tutta l’estate con gli allievi attori. Non è peraltro strano per noi realizzare spettacoli più “letterari”, questo è un po’ una miscela degli stili diversi che costituiscono la nostra cifra. Fondamentale è stato pure il lavoro sulle modalità di recitazione, nella tradizione italiana più classica di come la intendiamo noi in Belgio».
Il cibo, più che protagonista, è sembrato quasi un regalo allo spettatore.
«In effetti, più che sul cibo in questa occasione abbiamo puntato sulla cucina, metafora dell’esperienza teatrale e della vita stessa. I ragazzi impegnati in cucina hanno lavorato sugli ingredienti ognuno dei quali rappresenta un particolare dello spettacolo. Gli attori/cuochi in tal modo sprigionano una energia che si riverbera sulla rappresentazione, ed è ciò che ci è piaciuto valorizzare principalmente».
E il rapporto con i ragazzi come è stato?
«Eccezionale. Sono qui da metà giugno e posso dire che l’energia di questo gruppo è fantastica. Tutti sono stati molto aperti ad apprendere, ad assorbire ogni suggerimento. In Belgio diciamo di avere una recitazione più leggera, trasparente rispetto alla vostra accademia, e tutto questo ha soddisfatto l’amore per l’attività pedagogica che da sempre contraddistingue l’impegno della compagnia Laika». —
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