«La filosofia per bambini è un lavoro concreto che educa alla discussione e alla democrazia»
Il direttore scientifico Carlo Altini spiega il progetto che arriva alla sua decima edizione e che in questi anni ha coinvolto più di duecento classi
l’intervista
. Pare impossibile, eppure si può fare filosofia con i bambini. Addirittura con quelli della scuola dell’infanzia, come documenta anche il libro “Educare al limite” (Edizioni ETS, pp.130, euro 13). Il progetto, nato a Modena su idea di Carlo Altini, direttore scientifico della Fondazione Collegio San Carlo, torna per la sua decima edizione che viene inaugurata proprio oggi, alle 17 alla Fondazione San Carlo, con una conferenza pubblica tenuta da Maria Antonella Galanti dell’Università di Pisa. «Ma sia chiaro - dice Altini - i formatori della Fondazione e gli educatori del Comune non vanno a parlare di Platone, Aristotele e Kant. Nelle classi creiamo contesti di discussione aperta con i bambini. Partiamo da un problema, da una domanda e lasciamo che il gruppo classe lavori per cercare soluzioni. Soluzioni non guidate. In questo percorso è importante non la risposta ma la dinamica che si instaura dentro la classe, tra i bambini che vengono abituati ad esporre le proprie idee, ad ascoltare quelle degli altri, a reagire. L’adulto non interviene».
Come la conversazione acquista carattere filosofico?
«“Educare al limite” è il tema dello scorso anno, ma in passato abbiamo affrontato tanti problemi (autonomia, utopia, ambiente, cittadinanza, sapere…). Ognuno di questi temi è un problema filosofico su cui costruiamo piccoli percorsi che affrontiamo durante l’anno in classe. Il tema del “limite” è un tema filosofico perché è una parola ambivalente: da un lato, è positiva perché ti pone un confine che devi provare a superare, dall’altro è un limite da tener presente, importante da non andare oltre. E ciò ti impone di trovare una giusta via di mezzo. Si è partiti da come costruire una torre alta senza farla cadere. Ai bambini il compito di trovare una soluzione».
Come si riesce a trovare una corrispondenza con gli interessi dei bambini?
«Di fronte ad un concetto filosofico ampio cerchiamo di individuare quattro o cinque piste di lavoro concreto in cui i bambini possano riconoscersi. Abbiamo potuto verificare che questo tipo di lavoro genera un circolo virtuoso, un contesto democratico, una discussione aperta».
Gli insegnanti erano preparati a tale compito?
«Facciamo un corso di formazione con le insegnanti che interagiscono con i nostri formatori, in modo che imparino un nuovo modo di lavorare con i bambini. I nostri formatori (Luca Mori, Emma Nanetti, Prisca Amoroso…) si affiancano a ciò che gli insegnanti già fanno in classe. La filosofia è integrativa. Lavoriamo da anni con il Comune di Modena, dove ci sono tante professionalità, molto strutturate».
I progetti dove vengono attuati?
«A Modena con una ventina di scuole dell’infanzia, con bambini dai tre ai cinque anni. La partecipazione è libera. Sono le insegnanti a decidere di fare il percorso».
Questa sperimentazione come nasce?
«L’idea è stata mia nel 2009, perché alcuni colleghi universitari, in particolare Alfonso Iacono di Pisa, l’avevano messa in pratica altrove. A Modena sono cambiati gli assessori, gli educatori, ma progetto è stato sempre ben considerato».
Quando è partito?
«Nel 2010. In circa 10 anni coinvolte 200 classi. Il che vuol dire aver formato moltissimi insegnanti del Comune, aumentando la loro professionalità».
I risultati sono sorprendenti…
«Siamo partiti che non c’era niente e oggi ci sono mille iniziative a Modena e provincia che riguardano la filosofia con i bambini. Questo lavoro si è sparso sul territorio in modo diffuso. Si è allargato al Memo che lo ha realizzato nella scuola elementare con la nostra collaborazione. Con la Fondazione Mast di Bologna abbiamo organizzato, dal 2016, cicli di conferenze. Al S. Agostino, nelle biblioteche di Modena e provincia si realizzano laboratori. In un decennio si è costruito nella provincia di Modena un grosso interesse su questo argomento».
Un progetto diffuso in Italia ed esportato anche all’estero…
«A Matera sono stati proposti workshop per educatori e bambini. Abbiamo aderito ad un progetto europeo, conclusosi da poco, che ha riguardato per due anni ben sei paesi dell’Unione Europea (Bulgaria, Germania, Regno Unito, Romania, Svezia). A rappresentare l’Italia la Fondazione San Carlo e il Comune di Modena. È stato un progetto teso a diffondere in altri paesi e istituzioni l’esperienza modenese». —
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