Longhi e Cruciani al Michelangelo «per far riflettere divertendo»
In scena “Gente di facili costumi” di Manfredi «Un testo che ha 35 anni ma è sempre attuale»
MODENA. Una commedia briosa che mette a fuoco i disagi nei rapporti di vicinato, filtrati attraverso l’empatia e la disponibilità per colmare le voragini della solitudine. Così le distanze sociali e culturali si stemperano nel comune auspicio di vivere un’esistenza serena, sostenuta da sentimenti di pacifica convivenza. “Gente di facili costumi”, scritta da Nino Manfredi e Nino Marino, per la regia di Silvio Giordani, arriva, da stasera a giovedì, al teatro Michelangelo. Due gli interpreti: Pietro Longhi e Paola Tiziana Cruciani che interpreta Anna, una donna, che esercita la sua professione in squallidi alberghi, e che, quando rientra a casa la notte, ripete gli stessi gesti stereotipati: ticchettare sugli stivaletti, accendere il mangianastri che canta “Gloria” a tutto volume, scagliare a terra le scarpe, far scorrere in bagno l’acqua per la doccia, telefonare a voce alta. Pietro Longhi dà invece volto al vicino di casa che protesta per il disturbo che gli impedisce di lavorare. È, infatti, uno scrittore e sta scrivendo un libro, dal sibillino titolo “Esegesi”, sulla vicenda di una donna che ha una relazione con un computer, sperando che diventi il soggetto di un film. Anche Anna ha un sogno: comprare una giostra per far divertire adulti e bambini, abbandonando il suo triste presente.
Longhi, la commedia si può definire la storia di due solitudini: una popolare e un'altra intellettuale?
«Sicuramente, però due solitudini che entrano in contatto casualmente ed ognuno dei due protagonisti scopre l'altro. Sono persone diverse ma la diversità, nei rapporti d'amore, è ricchezza. La commedia, pur scritta negli Anni Ottanta, mantiene una grande attualità».
A volte dunque gli opposti si attraggono.
«È proprio così. L'altro ti fa capire tante cose e tu fai altrettanto. L'amore è scambio, è crescita insieme».
La chiave di lettura passa attraverso il confronto tra cultura ed emarginazione?
«Lei si è arrangiata nella vita, ha fatto la comparsa, ha fatto qualche lavoretto, la squillo, ma ha dei sani principi. È una donna che mantiene una dignità, un rigore. Lui, invece, è professore all'Accademia di Belle Arti ma non ama l'insegnamento e si mette a scrivere filmetti d'azione pieni di violenza e di sesso. Ma è insoddisfatto».
C'è chi ha definito questa commedia la storia d'amore più divertente mai scritta. È d'accordo?
«È così ma ce se sono tante altre su questo filone. Penso al “Gufo e la gattina” che Walter Chiari portò dall'America. Credo che Nino Manfredi abbia preso l'idea proprio da quel lavoro. E dopo 35 anni la commedia resta attuale.La storia non invecchia e piace sempre. C'è poi una Paola Tiziana Cruciani molto brava e, insieme, sul palco ci divertiamo molto».
Siete una coppia molto affiatata in teatro.
«Sì, c'è una grande collaborazione, una grande stima reciproca e credo che i risultati si vedano».
Il suo rapporto con Modena?
«È dal 1990 che vengo al Michelangelo e per me è come tornare a casa. C' una bella amicizia con il direttore Berto Gavioli che ci vuole sempre nelle sue stagioni. Il pubblico modenese poi ci apprezza. E questo ci fa enormemente piacere». —
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