«Vi presento “Wiki”: più clic sui siti dei musei per far crescere la loro popolarità nel mondo»
Marta Arosio, tra i vertici dell’enciclopedia online, spiega le strategie per diffondere in rete il patrimonio culturale modenese
. I Musei civici si apprestano a entrare nell’universo della enciclopedia online Wikipedia. Anche se si è ancora alle prime battute tra responsabili, lo sviluppo in digitale di una delle principali istituzioni culturali della provincia - fondata nel 1871 e con sede a Palazzo dei Musei - potrebbe concretizzarsi ed allargarsi, poi, anche a biblioteche, teatri e all’intero sistema culturale modenese.
«Ci sono varie strategie all’interno dell’universo di Wikipedia che possono essere fondamentali per fare conoscere le istituzioni culturali - spiega Marta Arosio che, questa mattina sarà, alle 11, all’ex Sant’Agostino. Tra l’altro - prosegue - molti di quelli che accedono ai contenuti digitali poi si trasformano in fruitori fisici delle istituzioni cui accedono via web». Oggi dunque è un giorno importante per la “cultura 4.0” sotto la Ghirlandina perché Arosio, che è responsabile dei rapporti con le istituzioni culturali di Wikimedia Italia, una laurea in filosofia e anni di attività nel no profit, spiegherà tutte le opportunità che si aprono per i musei modenesi. Appuntamento presso la sede di Fem-Future education Modena per un incontro nel quale si spiegherà come i Musei civici di Modena si approcciano alle nuove modalità comunicative offerte dalla Rete e dalle tecnologie digitali.
Marta Arosio di cosa parlerà oggi?
«Parlerò di tutte le opportunità, spiegando a una platea, spero interessata, una panoramica sui progetti che offriamo come Wikimedia. Ci saranno dunque approfondimenti relativi a Wikipedia, Wikidata, Commons, Wikisource e altre attività legate alle nostre piattaforme, nonché riflessioni sulle loro possibili applicazioni per la valorizzazione del patrimonio culturale e artistico in generale e di Modena in particolare».
Magari non tutti conoscono le possibilità offerte dalla galassia di Wikipedia.
«L’enciclopedia online è ovviamente conosciutissima, le altre sono progetti aggregati che via via sviluppiamo su base volontaria. Da molti anni la versione italiana sensibilizza e stringe rapporti con numerosi istituzioni offrendo non solo testi, ma anche libri, immagini, suoni, ricerche incrociate in archivi. Tutte possibilità offerte agli associati dalle varie piattaforme Wikipedia, Wikidata, Commons, Wikisource».
Con chi state lavorando?
«Ci sono ad esempio l’Istituto centrale per gli archivi del Ministero Beni Bulturali e la Biblioteca Europea di informazione e cultura, Beic, di Milano. Poi abbiamo il Museo di storia naturale di Trento e la Biblioteca centrale di Firenze e molti altri».
Attualmente indicando “Wikipedia Musei civici Modena” non esce una pagina apposita ma quella del Museo del Risorgimento di Modena”, storica istituzione chiusa anni fa. Se Modena aderisse quali vantaggi avrebbero i musei?
«Attendo di comprendere le riflessioni della direttrice Francesca Piccinini, ma certo le strategie possibili sarebbero moltissime. In prima istanza, ed è appunto il primo passo, si possono arricchire di contenuti relativi al museo o alle biblioteche le pagine Wikipedia. Questo è abbastanza agevole da fare, ovviamente indicando il link del sito istituzionale e le fonti (obbligatorie) legate alla istituzione che posiziona i contenuti».
Le altre strategie?
«È utilissimo inserire anche le immagini digitali delle proprie collezioni che servono a illustrare le voci: se ne occupa Commons. Faccio un esempio molto chiaro. Poniamo che i teatri di Modena mettano in scena un nuovo allestimento dell’Amleto: ponendo le immagini con la didascalia nei nostri database ogni volta che qualcuno cerca informazioni su quell’opera usciranno le immagini di Modena. Si parla di milioni di visualizzazioni».
Wikidata invece come potrebbe essere utilizzata da Modena?
«Qui il discorso si fa più interessante, perché parliamo di un database a cui si accede per ricerche più approfondite. Su questa piattaforma, infatti, sono conservati moltissimi archivi tutti incrociabili tra loro in modo tale da ampliare la conoscenza. Pensi a che significa avvicinare, nella ricerca, archivi simili: apre innumerevoli nuove prospettive di ricerca che con singoli archivi, anche digitali, spesso sono difficili da attuare. I big data sono una grande invenzione». —
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