Modena, Arizona alle Passioni: l'importanza della Memoria
Interpretato da una grandissima Laura Marinoni e dallo stesso Fabrizio Falco, anch’egli molto bravo, Lo spettacolo è davvero riuscito, magnificamente interpretato ma pure diretto con sagacia su un impianto scenico estremamente essenziale ma fortemente evocativo.
MODENA. Nell’originario testo teatrale scritto da Juan Carlos Rubio, “Arizona” è una sorta di realistica metafora che sfrutta un accorpamento di teatro musicale e teatro dell’assurdo per affrontare molteplici temi: il diverso,
l’intolleranza, la frontiera, l’immigrazione, ma anche la convivenza matrimoniale, la società americana nel
suo insieme, ed altri ancora sapientemente concentrati nello spazio angusto di una rappresentazione quasi
minimalista.
Nell’allestimento creato da Fabrizio Falco per Ert, in scena al Teatro delle Passioni fino a
domenica 11 novembre dopo l’esordio bolognese ad ottobre, ancor prima che sul problema dei migranti ci
si concentra invece maggiormente sul tema della memoria, innanzi tutto, e poi su quello del rapporto di
coppia nella complessa provincia americana che pone in contrasto la modernità tecnologica con arcaici
pregiudizi che caratterizzano le relazioni tra uomo e donna.
Filo conduttore è l’arrivo nel deserto dell’Arizona di due coniugi, George e Margaret, che hanno aderito al
“Minutemen Project” ideato per proteggere i confini statunitensi da una presunta invasione messicana. Un
po’ sprovveduti ma pieni di buona volontà i due si apprestano a fornire una prova di alto patriottismo,
giudicando pericolosissima la situazione che si sarebbe venuta a creare con “quelli” che cercherebbero di
appropriarsi delle loro terre, portando a distruzione la società nordamericana.
Più che loro, però,
dovremmo dire piuttosto “lui”, George, perché Margaret si capisce quasi subito come conservi molte
perplessità che la inducono in pratica a nascondersi i motivi per cui hanno abbandonato il Wyoming. Infatti,
continua a chiedere al marito di rammentarle gli obiettivi della loro azione, dichiarandosene implicitamente
avversa giacché non sarebbe, in verità, proprio così smemorata, come dimostra il fatto di ricordare quasi a
memoria una infinità di articoli letti sul Reader’s Digest.
La memoria gioca brutti scherzi se entra in conflitto
con la coscienza, e se ne rende sempre più conto questa mogliettina che in avvio parrebbe tanto
sprovveduta di fronte ai casi complessi della vita, o almeno questo è quello di cui è certamente convinto un
marito cresciuto all’insegna di un atavico patriarcato.
Sulla scena, al ritmo scandito dalla colonna sonora di “Tutti insieme appassionatamente” (scelto dall’autore
evidentemente non a caso, vista la storia che racconta di una melodrammatica migrazione forzata) si
succedono pertanto micro-sketches impregnati di un paradossale umorismo ove Margaret poco alla volta
conquista una libertà di pensiero che George non può accettare perché stravolgerebbe l’ordine delle cose,
ed è disposto, per salvaguardarle, anche ai gesti più estremi. Che in conclusione accadono, giacché la vita
dà l’idea di essere più che altro l’anticamera di una tragedia, almeno fino a quando saranno i valori artificiali
di una visione del mondo inficiata dall’egocentrismo ad avere la meglio.
Interpretato da una grandissima Laura Marinoni e dallo stesso Fabrizio Falco, anch’egli molto bravo, Lo
spettacolo è davvero riuscito, magnificamente interpretato ma pure diretto con sagacia su un impianto
scenico estremamente essenziale ma fortemente evocativo. La scelta di ricondurre il tutto ad una
dimensione di assoluto realismo è molto efficace, poiché consente un coinvolgimento più profondo in
quanto succede ed è comunque più consono a trasmettere, nel contesto attuale, una ridda di idee rispetto
alle quali siamo oggi costantemente chiamati a misurarci. Uno spettacolo, insomma, che gratifica lo
spettatore.
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