Gazzetta di Modena

«Con gli “Animali da bar” raccontiamo i perdenti che non si arrendono mai»

Nicola Calicchio
«Con gli “Animali da bar” raccontiamo i perdenti che non si arrendono mai»

Il regista e attore Gabriele Di Luca porta in scena una commedia  capace di far ridere e commuovere mostrando personaggi fuori dal comune 

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MODENA. Un bar abitato da personaggi strani: un vecchio malato, misantropo e razzista che si è ritirato a vita privata nel suo appartamento; una donna ucraina dal passato difficile che sta affittando il proprio utero ad una coppia italiana; un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet, a casa subisce violenze domestiche dalla moglie; uno zoppo bipolare che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale; uno scrittore alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla grande guerra. Questi i personaggi dello spettacolo “Animali da bar” della Carrozzeria Orfeo in scena da domani a giovedì (alle 21) al Teatro Michelangelo. La regia è firmata da Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca e Massimiliano Setti; musiche originali Massimiliano Setti e con Beatrice Schiros, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi. Voce fuori campo Alessandro Haber. . Sei animali notturni, illusi perdenti, che provano a combattere, nonostante tutto, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, ad una speranza che resiste troppo a lungo. Tutto è venduto, sfruttato e contrattato in “Animali da Bar”.

Il riferimento agli “animali” fa inevitabilmente pensare a una serie di “esemplari”: personaggi potenzialmente reali ma allo stesso tempo dei “tipi”. Uno zoo crudo, triste e feroce. Il risultato è un quadro a metà tra follia e realtà, tra ironia e disperazione, guardando il quale si ride e si pensa, non sempre in quest’ordine, e spesso nello stesso momento.

Abbiamo chiesto al regista, drammaturgo e attore Gabriele Di Luca se nella commedia c'è qualche riferimento al “Bar Sport” di Stefano Benni. «Non credo, perché sono due stili completamente differenti. I protagonisti di Benni sono come fumetti. In “Animali da bar” invece i personaggi sono essere umani in carne ed ossa, molto concreti anche se assurdi e folli, e siamo dentro ad una commedia nera».

È un luogo dove i Blues Brothers potrebbero bere un drink con Bukowski, a cui si ispira il tuo personaggio.

«Io sono Swarovski, scrittore nichilista ed è sicuramente un omaggio a Charles Bukowski».

Questi animali notturni provano a combattere nonostante tutto.

«Assolutamente sì. Sono tutti dei grandissimi lottatori e lottano contro il loro vuoto esistenziale. Personaggi che, pur sapendo di essere alla fine, non si arrendono».

Come hai scelto questi Animali da bar?

«Prima di tutto partendo dalla scrittura ed ho lavorato su un quintetto assolutamente folle, ma credibile. Gli esclusi dalla vita, dal mondo del successo e del benessere, falliti, persone con cui non vorrebbe cenare nessuno».

Il pubblico ride, piange, si emoziona e, soprattutto, non si annoia.

«È una commedia molto divertente ed in alcuni punti anche molto toccante. Lo spettacolo alterna all’irriverente e al politicamente scorretto le tenerezze degli innamorati, le incertezze dei deboli, le sofferenze degli abbandonati».

La costante dei vostri spettacoli è il fallimento dell'uomo.

«Esatto. Ci divertiamo più che altro ad esplorare l'uomo contemporaneo descrivendo il suo fallimento».

La prima volta a Modena?

«È il nostro debutto. Ci teniamo tantissimo anche perché la nostra attrice è modenese ed era ansiosa di venirci. Invitiamo il pubblico a venire al Michelangelo perché è una commedia che parla del presente ed è molto divertente e commovente che racconta di noi». —


 

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