Gazzetta di Modena

Modena, Rampini: «La Cina di oggi? Più avanti di noi e già incamminata a battere gli Usa»

Maria Vittoria Melchioni
Modena,  Rampini: «La Cina di oggi? Più avanti di noi e già incamminata a battere gli Usa»

Si intitola “La seconda guerra fredda” il saggio che il giornalista presenta al Monzani

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MODENA. Il mondo ha appena celebrato il trentennale della caduta del Muro di Berlino e all'orizzonte si prospetta una nuova guerra fredda, stavolta tra Usa e Cina. O almeno così analizza Federico Rampini, storica firma di Repubblica, corrispondente da New York, che presenterà domani il suo saggio “La seconda guerra fredda” al Bper Forum Monzani alle 17.30.

Come, quando e perché la Cina è diventata l'antagonista degli Usa?

«Dal punto di vista economico, se continua così, la Cina supererà gli Usa. In settori come quello della tecnologia questo sorpasso è già avvenuto. La pianificazione ventennale dà alla Cina una marcia in più. Più stabilità politica dell'Occidente e, dal punto di vista militare, un riarmo che potrà portare a tensioni di tipo bellico».

In questo duello l'Europa, e in particolare l'Italia, che ruolo hanno?

«Il mio libro è un campanello d'allarme per noi e per gli europei. Saremo costretti a scegliere da che parte stare: America o Cina. Dobbiamo aggiornarci velocemente e prendere le misure di questo mondo ben diverso da quello degli ultimi 30 anni sapendo che saremo terra di frontiera tra i due imperi».

Che tipo di comunismo è quello cinese?

«Non ha nulla a che vedere con quello inefficiente russo. L'Urss era un gigante militare, ma un nano economico. La Cina è vincente su entrambi questi fronti e unisce un'avanguardia tecnologica al rimanere regime totalitario con una filosofia confuciana paternalista e autoritaria. Un mix molto nuovo con il quale non eravamo abituati a confrontarci».

Come abbiamo potuto permettere che la Cina diventasse la fabbrica dell'Occidente?

«Questa è stata una scelta economica fatta negli anni '90 in primis dagli Stati Uniti con l'amministrazione Clinton, con l'annessione della Cina nel WTO. A quel tempo (1999) la Cina era un paese poverissimo e le furono concesse regole speciali. Molti imprenditori occidentali trovarono convenienza ad andare a produrre là, a basso costo. La Cina è poi passata a stadi superiori ed è divenuta innovativa ed autonoma nella produzione. Il mercato cinese, da un miliardo e 400 mila persone, non è più di dominio occidentale, è un mercato poco esterofilo e sempre più nazionalista».

La nostra provincia ha un importante distretto tessile che ha patito molto questa ascesa cinese. Come ci si può affrancare tutto ciò?

«Siamo in una fase di grande cambiamento perché la guerra dei dazi voluta da Trump ha colpito anche l'industria tessile cinese e bisogna attrezzarsi a competere in un mondo meno liberista e con più barriere di prima. Bisogna investire nella qualità, nella ricerca, nel design e dare una certa attenzione alla sostenibilità sia nei procedimenti produttivi che nella scelta dei tessuti».

Alcuni mesi fa gli stilisti Dolce&Gabbana sono stati costretti a chiedere scusa al governo di Pechino per via di uno spot poco gradito ai cinesi. Cosa pensa?

«Ho simpatizzato con loro perché i cinesi hanno mancato di umorismo, ma la cosa più grave è che siamo stati colpiti dalla censura cinese. Il fatto che, in virtù della loro potenza economica, con la minaccia di perdere questo mercato, dettino legge su quello che possiamo o non possiamo dire lo trovo un ricatto inaccettabile».

Si pensa sempre al cinese come ad un consumatore “ignorante”. Qual è la realtà?

«Questo è dovuto ad un clamoroso ritardo culturale degli imprenditori italiani. Il mio sforzo, in questo libro, è cercare di colmare velocemente questo ritardo. In troppi sono rimasti fermi ad un'immagine della Cina di 15 anni fa, la Cina ora è da un'altra parte e sicuramente avanti a noi. Bisogna stare molto attenti a non sbagliare analisi sul mercato cinese».

Moriremo cinesi?

«È il grande tema che pongo ai lettori. Siamo difronte ad una svolta epocale: il declino dell'egemonia mondiale americana e l'ascesa della Cina. Sta a noi decidere se svenderci ai cinesi o difendere un sistema di valori alternativo e difendere l'Occidente recuperandone i veri valori». —
 

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