Gazzetta di Modena

fino a domenica

Al Teatro delle Passioni “Menelao” l’uomo di oggi

Andrea Marcheselli
Al Teatro delle Passioni “Menelao” l’uomo di oggi

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MODENA. “Menelao”, di Teatrino Giullare, in scena fino a domenica al Teatro delle Passioni, è la rivisitazione del mito del re di Sparta, marito di Elena, trasformato da Davide Carnevali, autore del testo, in emblema di un’infelicità propria anche dell’uomo contemporaneo. Ne abbiamo parlato con Enrico Deotti, anima, con Giulia dall’Ongaro, della compagnia bolognese, partendo, però, dalla novità degli ultimi giorni: il premio ricevuto dallo spettacolo in Cina. «È stata un’occasione davvero particolare, offertaci dalla Central Academy di Pechino, massima istituzione teatrale cinese, che ci ha portato a ricevere questo premio all’interno dell’8° International Theatre Academy Award, con lo spettacolo andato in scena allo Heaven Creation Grand Theatre di Qingdao. Ovvio, con nostro grandissimo piacere».

È probabile che lo spettacolo, per sua particolare configurazione, sia riuscito affine ai gusti cinesi?

«Diciamo che c’è stata curiosità nei nostri confronti sia per l’apparato scenografico, sia per l’argomento sviluppato, perché noi diamo per scontati una serie di riferimenti culturali dell’antica Grecia, presso di loro invece sostanzialmente sconosciuti».

Venendo allo spettacolo, molto interessante è il tema che sviluppa, una sorta di “tragedia contemporanea”.

«Nella sostanza tratta la questione dell’uomo che vive nel benessere e si interroga sulla propria felicità, sul problema del desiderio. Menelao è, dice la tradizione, l’uomo più ricco del mondo, ha sposato Elena che è la donna più bella de mondo, è re di Sparta, ha appena vinto la guerra di Troia, però torna a casa e non è felice, non comprendendone il perché, per cui si interroga sul motivo della sua infelicità. In questo si riconosce la sua contemporaneità. Poi naturalmente Davide Canevali ha attualizzato tutta una serie di punti, dal linguaggio alle situazioni che si vengono a creare».

La vostra relazione con l’autore quale è stata? Ha collaborato con voi nell’allestimento?

«Nelle ultime fasi delle prove lui è stato a contatto con noi, finendo per operare aggiustamenti del testo funzionali alla riuscita conclusiva».

Particolare è la vostra idea di “attore-pupazzo”. Non siete un teatro di animazione, giacché con voi l’attore si fa automa e l’automa diventa attore.

«Sì, ci piace intrecciare i piani, fra il naturale e l’artificiale, perché così questi si possono confondere facilmente, regalando significati ulteriori. Il fatto che un attore indossi una maschera, che crea una distanza rispetto alle sue parole, fa sì che queste vengano veicolate in modo differente. Un nostro spettacolo può in fondo essere un po’ spiazzante, se si pensa di andare a teatro per assistere ad una scena classica, ma anche questa sorpresa fa parte del gioco in modo positivo». —
 

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