Montella racconta la Ginevra anni ‘30 crocevia di esuli spie ed antifascisti
Crocevia di intrighi e spie, di complotti e attentati, di antifascisti in fuga ma anche delle trame di influenti esponenti legati al consolato italiano, la città di Ginevra negli anni Trenta del Novecento fa da sfondo al libro “Se avessi qui Mussolini” dello storico e giornalista Fabio Montella (MnM Print edizioni, 2018).
Il volume, che è stato presentato anche al Festival della microeditoria di Chiari (Brescia), ha al centro le vicende della vivace comunità italiana che, dopo l’assalto al potere di Mussolini, fuggì con direzione Ginevra e l’Alta Savoia. In questa regione di frontiera franco-svizzera, sotto la vigilanza delle spie del regime, vissero per periodi più o meno lunghi alcune delle più influenti personalità dell’antifascismo, da Emilio Lussu a Giuseppe Chio-stergi, da Aldo Garosci a Egidio Reale, da Randolfo Pacciardi a Cipriano Facchinetti, fino a Carlo Rosselli, che nel novembre del 1935 tenne a battesimo una sezione di Giustizia e Libertà proprio nella cittadina di Annemasse. Oltre a queste figure dell’opposizione a Mussolini (e vere e proprie “colonne” della costruzione dell’Italia repubblicana), sono ricordati centinaia di personaggi meno noti, perseguitati dal regime, arrivati da ogni parte d’Italia, non soltanto in cerca di un lavoro, ma anche per continuare l’attività politica negata in Patria. Nel volume sono ricordati, tra gli altri, gli antifascisti modenesi Torindo Amaranti, Luigi Martinelli e Ugo Pellacani di San Possidonio, Domenico Pavesi, Umberto Ferrari, Natale Bratti, Fernando Costa e Alfredo Cavazza di Concordia, Ivano Borellini di Mirandola, la famiglia Righi, originaria di San Martino in Rio e Campogalliano, Canzio Zoldi e Ugo Crespi di Novi, Venturino Sacchi di Soliera, Pilade Borsari e i quattro fratelli Bonfiglio, Crosveto, Domenico e Francesco Veronesi di Medolla.
Teatro di questa epopea di passione e lotta politica sono i caffè, i ritrovi, le adunanze pubbliche, i negozi e le case di una città, Ginevra, al centro di una fitta rete di rapporti internazionali. Questa emigrazione antifascista italiana, che si organizzò a partire dagli anni Venti, si inseriva in un esodo di più lunga data. Il volume racconta anche del passaggio a Ginevra del giovane rivoluzionario socialista Mussolini all’inizio del Novecento, intorno alle cui tracce, durante il regime, si consumò un’oscura vicenda di spionaggio. La ricerca di Montella, collaboratore dell’Istituto Storico di Modena, è stata condotta sui fascicoli della polizia segreta e del Casellario politico centrale, conservati all’Archivio Centrale dello Stato di Roma, e su documenti degli Archivi di Giustizia e Libertà e del Fondo Fernando Schiavetti, entrambi depositati presso l’Istituto Storico della Resistenza in Toscana. —
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