«I musei universitari, un tesoro da aprire sempre più alla città»
. «Il nostro auspicio è riunire tutti i musei universitari, quelli del Palazzo di via Università e di Sant’Agostino già parte del Polo museale e quelli, molto importanti, ancora afferenti ai Dipartimenti: il Museo Geofisico a Palazzo Ducale, l’Orto Botanico e il “Gemma 1786”, il museo mineralogico e geologico. Lavoriamo perché tutti i nostri musei sono fondamentali dal punto di vista storico e didattico». A dirlo è il nuovo direttore del Polo museale Unimore, Emiro Endrighi entrato in carica da pochi giorni e già al lavoro su numerosi progetti. Endrighi, di origini del basso Trentino ma in Emilia da decenni, già da molti anni è in ateneo dove si occupa di economia e sviluppo rurale. Con l’arrivo del nuovo rettore Unimore Carlo Adolfo Porro, è succeduto alla docente di museologia e restauro Elena Corradini. Endrighi si occupa di numerosi importanti luoghi storici: il teatro anatomico all’ex Sant’Agostino e poi i musei di zoologia, paleontologia, medicina Tropicale “G. Franchini”, etnografico antropologico, anatomico, ostetrico “A. Scarpa”. Senza dimenticare la Galleria dei Rettori e il Lapidario universitario del settecentesco palazzo di via Università. «È un impegno molto rilevante - spiega - proprio per l’importanza di questi luoghi sempre più disponibili a tutti, ad esempio nel mese della scienza, o in altre occasioni come le aperture di Ago nelle festività natalizie. Di tutto ciò va ringraziato il mio predecessore, la professoressa Corradini, infaticabile, che mi ha passato il testimone. Penso, ad esempio, alla importanza del teatro anatomico con la presenza di una mostra importante che prosegue per tutto il mese, quella dell’austriaco Hermann Nitsch. Siamo insomma già rodati». Il professore si trova alle prese con un patrimonio scientifico di alcuni dei primi musei aperti in Italia, voluti già dal duca Francesco III d’Este, “contenitori” di migliaia di pezzi. «Dopo il lungo lavoro fatto - prosegue il direttore - intendiamo svilupparli in un’ottica di sistema cittadino e territoriale. Pensiamo ad iniziative legate agli altri musei, non so, nel campo dei fossili o delle mummie. Il palazzo di Sant’Agostino, con la presenza di diversi soggetti, mostra già la collaborazione auspicata. Le parole chiave sono dunque rete, sinergia, sviluppo e intendiamo anche operare sulle aperture più ampie di questi luoghi». Non tutti i musei, infatti, sono visitabili. «Abbiamo - continua il prof - un lungo lavoro da fare: all’ex S.Agostino ad esempio c’è il magnifico museo anatomico, ma purtroppo quel complesso temo abbia bisogno di anni prima di essere totalmente a disposizione». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google