La storia d’amore «ascoltata per vent’anni pezzo per pezzo»
Lo scrittore domani pomeriggio presenterà il suo ultimo romanzo “La vita gioca con me” Un dramma famigliare all’epoca della dittatura di Tito
David Grossman è uno dei più grandi narratori contemporanei e domani alle 17.30 salirà sul palco del Bper Forum Monzani per presentare il suo ultimo libro “La vita gioca con me” (edito da Mondadori), affiancato da Mario Calabresi.
La storia è incentrata sul dramma della famiglia di Vera, deportata nel campo di rieducazione jugoslavo dell'isola di Goli Otok all'epoca delle deportazioni di Tito contro i seguaci di Stalin, dopo la rottura del 1948 con il dittatore sovietico.
«È una storia che ho ascoltato da una signora di nome Eva, che me l’ha raccontata pezzo per pezzo per 20 anni fino al giorno della sua morte - racconta Grossman - Mi ha dato il permesso di scriverla e di “immaginarla” e così ho fatto. È la storia della sua incredibile vita e dell’amore più estremo che abbia mai conosciuto». Parla di una storia familiare toccante, raccontata con la lente d'ingrandimento su tre personaggi in particolare: tre donne. Sono Vera, Nina e Ghili, nonna di 90 anni, madre di 65 e nipote di 40 che l'occasione del compleanno di Vera riunisce. Il festeggiamento familiare sarà una resa dei conti, un confronto diretto che riporterà alla luce un passato straziante.
I personaggi del romanzo di Grossman, le donne in particolare, si muovono tra ieri e oggi, cercando ancora di difendersi dai colpi che sferra il passato. «È una storia del passato che sta avvelenando le loro vite da decenni fino a quando sarà impossibile continuare a vivere senza confrontarsi con essa - spiega lo scrittore - perciò raggiungono un’isola chiamata Goli Otok che significa “isola nuda”, un’isola destinata ai prigionieri politici, un gulag ai tempi del generale Tito. In questo posto la nonna passò tre anni orribili. Lì fece quella tragica scelta che influenza ancora oggi la vita di tutte e tre. Sarà un viaggio metaforico e reale tra memoria e oblio, dentro affetti complessi e irrisolti come i veri rapporti familiari sanno essere. È una storia che parla di una ferita che si propaga di generazione in generazione. È una storia d’amore che sopravvive anche anni dopo che i propri cari sono morti. È una storia di orrore, amore e grazia come solo le famiglie sanno creare».
Vera era alla ricerca di Miloš, ufficiale serbo di cui si era perdutamente innamorata, imprigionato ingiustamente proprio con l'accusa di essere una spia stalinista. E per riaverlo la donna sarà posta davanti al dilemma più cocente che una moglie e una madre sia costretta ad affrontare.
Grossman mostra la coralità di questo dolore in un romanzo dove tutti sentono il bisogno straordinario di raccontare insieme la loro storia e rinascere ripercorrendo la narrazione di un destino sofferto. “La vita gioca con me” è un'incursione in un campo di battaglia dei sentimenti dove Grossman ci ricorda che scegliere significa escludere e vivere è un continuo, maldestro tentativo di ricomporre. —
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