Gazzetta di Modena

maranello 

Rumiz e l’orchestra dei giovani d’Europa «Sono loro il futuro»

STEFANIA PISCITELLO ; In alto, una delle ragazze dell’European Spirit of Youth Orchestra (foto di Luigi Ottani)
Rumiz e l’orchestra dei giovani d’Europa «Sono loro il futuro»

Lo scrittopre: dimostrano che le differenze sono ricchezza «Il fenomeno Greta rappresenta la sconfitta degli adulti»

3 MINUTI DI LETTURA





STEFANIA PISCITELLO

Ieri sera, l’European Spirit of Youth Orchestra, composta da giovani talenti dagli 11 ai 18 anni provenienti da tutta Europa, ha concluso la sua settimana di soggiorno a Maranello. Giorni intensi di prove negli uffici comunali, che hanno portato al concerto finale in Auditorium con ospite d’onore, in veste di narratore, Paolo Rumiz. Giornalista, scrittore e viaggiatore, da 15 anni realizza ogni estate un lungo feuilleton di esplorazione negli spazi più arcani d’Italia e nell’area euro-mediterranea. Grande estimatore dell’European Spirit of Youth Orchestra, dal 2015 la accompagna nel progetto culturale “Tamburi di pace”.

Da tempo collabora con quest’orchestra di giovani talenti. Cosa ha tratto da quest’esperienza?

«La loro bellezza e la loro armonia, che fanno bene all’anima. Stare con loro è un godimento e un segno di speranza su quello che l’Europa potrebbe essere. Nell’orchestra ci sono ragazzi diversissimi tra di loro, che parlano lingue diverse, che vengono da paesi storicamente nemici, che danno vita a una sinfonia, e già questo è un miracolo assoluto. E poi c’è il desiderio di lanciare un messaggio europeo di unità, in un periodo di crisi come questo».

E per uscire dalla crisi dell’Europa, che ruolo possono avere i giovani?

«Un ruolo enorme, decisivo. Gli adulti hanno fallito su tutti i piani, non riescono a mettersi d’accordo sul clima, mentre c’è una minorenne autistica che ci dà lezioni. Greta è una grande vittoria dei giovani, ma anche un’immensa sconfitta degli adulti. Questi ragazzi hanno bisogno di maestri. Il motivo per cui si invecchia è anche questo, quello di passare il testimone. Nei momenti disperati spesso l’umanità mostra la parte migliore di sé. Però non possiamo aspettare troppo».

Viaggiare può servire a capire meglio l’Europa e i suoi problemi?

«Nel momento in cui ci si conosce, le differenze diventano una ricchezza, non più un peso, un impedimento. Un giorno, un ragazzo, infastidito dal mio europeismo, mi ha chiesto che cosa avessimo noi a che fare con i francesi. Io gli ho risposto che finirà per sposare una francese. È inevitabile che si creino dei ponti tra una cultura e l’altra. Questo avviene anche con i migranti più sfortunati. Anche con loro si stabilisce un ponte, è più difficile ma c’è».

Che Europa vorrebbe?

«Un’Europa che valorizzasse di più le diversità, che non fosse subalterna alle grandi banche, che sapesse contrastare con efficacia i poteri monopolistici. Un’Europa che sorvegli le proprie frontiere, ma che sappia distinguere tra le vittime di guerre infami e quelli che emigrano per altri motivi. Noi abbiamo il dovere assoluto di prenderci in carico queste persone anche perché, quelle guerre, le abbiamo in gran parte provocate noi. È inutile che adesso facciamo finta che questi siano i nostri nemici. Sono le nostre vittime». —







Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google