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Modena: arriva il il Circus Abyssinia che si esibirà il 31 dicembre allo Storchi

Modena: arriva il il Circus Abyssinia che si esibirà il 31 dicembre allo Storchi

Bichu Tesfamariam spiega come è nato il Circus Abyssinia che si esibirà il 31 dicembre allo Storchi «Tutto cominciò da alcune arance e dalla scoperta del Cirque du Soleil» 

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MODENA. Vengono dall’Etiopia e fanno circo. Un circo che profuma di passione e d’Africa. Saranno loro, gli artisti del Circus Abyssinia, i protagonisti di San Silvestro al teatro Storchi. E c’è da credere che sarà davvero un Capodanno magico. Almeno ascoltando Bichu Tesfamariam, uno dei due fondatori della compagnia..

Come avete scoperto il circo e come avete deciso di diventare circensi?

«Mio fratello Bibi ed io abbiamo scoperto il circo quando il nostro insegnante di francese, a scuola, ha iniziato a fare piccoli numeri di giocoleria con le arance. Non riuscivamo a smettere di infastidirlo per capire i suoi segreti, così ci ha dato una videocassetta del Cirque du Soleil. Il circo ci è sembrato come la creazione di qualcosa di sovrumano, ultraterreno. Volevamo così tanto far parte di quel mondo di audacia e avventura, e quel sogno in pratica non ci ha più lasciati. Abbiamo deciso di creare la nostra compagnia perché, quando siamo tornati in Etiopia, da adulti, abbiamo incontrato tanti bambini che erano proprio come noi: innamorati delle arti circensi.

Che difficoltà avete trovato a percorrere una strada, in Etiopia, pionieristica?

«La principale difficoltà è stata dimostrare il nostro valore di artisti di fronte alle aspettative in patria e all'estero. Il circo, come forma d’arte, non è ancora preso sul serio in Etiopia. E abbiamo dovuto affrontare un bel po' di scetticismo. Le giovani donne del cast hanno anche dovuto superare alcune sfide a causa dei punti di vista tradizionali sui ruoli di genere. E anche se le compagnie circensi d'Etiopia si esibiscono, ormai, a livello internazionale, questo è sempre avvenuto sotto la direzione creativa di produttori e artisti occidentali. Così abbiamo scoperto che questi progetti generalmente producono stereotipi obsoleti o versioni occidentalizzate della cultura africana. Quindi siamo molto orgogliosi di essere il primo circo etiope creato solo da artisti etiopi e siamo entusiasti di incontrare pubblici diversi in tutto il mondo».

Come vi siete formati?

«Bibi e io ci siamo allenati da autodidatti: da ragazzini abbiamo cucito semi nei nostri calzini e scolpito le nostre prime mazze da giocoliere in legno, che erano ovviamente troppo pesanti e ci hanno fruttato una buona dose di schegge nelle mani! Ma questo ci ha insegnato tanto e abbiamo affinato le nostre capacità esibendoci per le strade. Nel 2005, Solomon Tadesse fondò la Circus Wingate School ad Addis Abeba e i bambini del distretto si radunarono immediatamente per unirsi alla scuola. Qui è dove il cast si è formato prima della creazione del Circus Abyssinia. Abbiamo fatto del nostro meglio per fornire attrezzature a questa scuola per un decennio, quindi siamo lieti che ora ci siano opportunità in patria per apprendere discipline di cui Bibi e io non avevamo nemmeno sentito parlare quando eravamo giovani».

Quali, all’inizio, le reazioni della gente quando vi esibivate per strada?

«All’inizio Bibi e io ci davamo da fare con la giocoleria e l'acrobatica ogni sabato, quando i contadini di tutto il distretto si recavano nel nostro villaggio per Kuluo Berree, un mercato alimentare che si svolgeva dall'altra parte della strada rispetto alla nostra casa. Centinaia di persone avrebbero visitato Kuluo Berree, così ogni settimana partivamo. Quasi nessuno aveva mai visto prima dei gocolieri, quindi c’erano gioia e sorpresa quando ci esibivamo con i frutti presi dai negozi del mercato. Abbiamo anche imparato che se usavamo abbastanza frutta, nessuno sarebbe riuscito a contarla e potevamo riuscire ogni tanto ad intascarci un’arancia…!

E poi?

«Presto abbiamo iniziato ad attirare folle e a rendere le nostre esibizioni più teatrali, prendendo in prestito vestiti dai nostri genitori, costruendo palco e camerini fuori dalla nostra casa con assi e foglie, ricorrendo anche all'aiuto di amici che cantavano e suonavano. Per un paio d'anni abbiamo creato una nostra piccola tradizione personale nel mercato».

Quanta Etiopia c’è nel vostro circo?

«L'Etiopia è al centro del nostro circo. Naturalmente lo spettacolo è anche una celebrazione dei sogni e delle gioie comuni a tutti e che trascendono i confini delle differenze, ma il patrimonio artistico, le canzoni e i colori vibranti della nostra cultura, tutti scorrono attraverso lo spettacolo e siamo orgogliosi di condividerli col mondo».

Il circo, in Etiopia, può diventare anche uno strumento di emancipazione sociale?

«Assolutamente. Dal 2010 Bibi e io finanziamo il Circus Wingate, una scuola di circo nella capitale dell'Etiopia, ed è stato lì che abbiamo scoperto gli incredibili artisti che ora vanno in tournée con noi in Circus Abyssinia. Le loro carriere hanno cambiato le loro vite e le vite delle loro famiglie. Ad esempio, da quando sono stati in tournée con noi, sono stati in grado di sostenere le loro famiglie, pagare la scuola dei loro fratelli e sorelle, aiutare i loro parenti a diventare autosufficienti. E l’effetto è anche più profondo. Solomon Tadesse, il fondatore del Circus Wingate, è visto come un pilastro della comunità perché ha dato a tanti ragazzi una ragione e mezzi per costruire concentrazione e disciplina. Attraverso il circo li sta ispirando a realizzare il loro potenziale e a seguire i loro sogni». —
 

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