Giustizia penale, il Festival sbarca in centro storico per parlare delle “vittime”
Dopo il successo dell’anno scorso, torna la manifestazione organizzata dalla Camera penale Il presidente Sola: «Un argomento che coinvolge la vita e la dignità delle persone»
l’intervista
L’anno scorso era stato quello delle lacrime di Amanda, della collezione di camicie del fidanzato Christopher e della - più o meno prevedibile - polemica sulle spese sostenute per venire in Italia, con tanto di raccolta fondi per organizzare il matrimonio. Una “prima” con il botto, insomma, che al di là delle parole del “superospite” ha proiettato Modena al centro dell’interesse internazionale per i temi che riguardano la giustizia. E ora, a sette mesi dalla prima edizione che ha portato Amanda Knox a Modena, gli organizzatori del Festival della giustizia penale stanno lavorando per chiudere l’edizione numero due, che si terrà ancora nella nostra città. A confermare l’evento, svelando i primi dettagli organizzativi, è Guido Sola, presidente della Camera penale Carl’Alberto Perroux di Modena.
Avvocato Sola, come è nata l’idea del festival?
«L’idea è nata da un gruppo di persone che avevano il sogno di dare vita a una manifestazione “alta”, che ci consentisse di ragionare sui principali temi della giustizia penale, senza però rinchiuderci in una stanza con gli altri “addetti ai lavori”, ma presentandoli e discutendoli con i cittadini. L’obiettivo, in sostanza, era portare questi temi anche davanti a coloro che, non essendo giuristi, non frequentano le aule giudiziarie».
Un obiettivo importante, anche perché non si tratta di temi esattamente “immediati”.
«La convinzione è che quelli che affrontiamo con il Festival siano prima di tutto temi di civiltà, che piaccia o meno alle persone. Tanto per fare un esempio, è un tema di civiltà quello relativo alla cancellazione della prescrizione voluta dal ministro Bonafede: una riforma presentata come una svolta epocale, quando in realtà il 70% dei casi di prescrizione maturano prima della sentenza penale di condanna. Considerando che le novità hanno effetto solo dopo la sentenza di primo grado, non mi sembra che siamo di fronte a una svolta epocale… »
Torniamo al Festival: dopo aver affrontato i temi della massmediaticità del processo penale e dell’errore giudiziario, quest’anno di cosa si parlerà?
«L’anno scorso abbiamo scelto due temi spesso abusati, ma mai oggetto di sufficiente chiarezza, ma anche per quest’anno abbiamo deciso di puntare su un tema troppo spesso affrontato in maniera incompleta e poco chiara: quello della vittima. Un tema da affrontare in tanti modi, partendo dalle vittime di ieri e arrivando a quelle di oggi, con diverse sessioni che ci permetteranno di declinare il dibattito su più livelli».
Quando e dove potremo parlare di vittime a Modena?
«Le date sono quelle del 21, 22 e 23 maggio, dal giovedì al sabato come abbiamo fatto l’anno scorso, mentre per quanto riguarda i luoghi, per questa edizione abbiamo deciso di cambiare format: non più un luogo unico, che nel 2019 era il Forum Monzani, ma un festival diffuso, che ha come teatro il centro storico. Non più una location unica, insomma, ma diversi luoghi nel cuore della città, in modo di valorizzare le bellezze di Modena e farle conoscere a chi viene in città per il Festival. Oltre ai dibattiti, anche quest’anno ci saranno processi simulati a cura di Chiara Padovani e spettacoli teatrali tematizzati sul tema della vittima organizzati da Elena Lenzini».
C’è già qualche nome per gli ospiti?
«Gli ospiti sono ancora in fase di conferma: di certo, anche nel 2020 avremo un Festival della giustizia penale dal respiro internazionale, con importanti sorprese da diversi punti di vista. Un evento reso possibile grazie alla collaborazione tra Festival della giustizia penale, Camera penale Carl’Alberto Perroux di Modena e Italy Innocence Project, mentre gli organizzatori, a parte il sottoscritto, sono il direttore scientifico Luca Luparia Donati, Chiara Padovani, Martina Cagossi, Elena Lenzini, Roberto Ricco, Giampaolo Ronsisvalle e Andrea Lodi. Il nostro “grazie” va anche all’amministrazione comunale, e in particolare al sindaco Gian Carlo Muzzarelli e all’assessore alla Legalità Andrea Bosi, che ci sono stati vicini fin dalla prima edizione, e anche quest’anno hanno deciso di scommettere con noi sul Festival».
Tornando alle vittime, perché pensate che sia necessario affrontare questo tema?
«Per noi il tema della vittima è fondamentale per la giustizia penale: per questo vogliamo riflettere in modo equilibrato, misurato e sereno su tutti gli aspetti che lo riguardano. Del resto, non è giustizia quella che impone a un imputato di attendere anni prima di conoscere il proprio destino, ma non è giustizia nemmeno quella che fa aspettare anni una vittima prima di avere quello che le spetta. Insomma, vogliamo dire “no” a un modo sempre populista e giustizialista di affrontare questi temi, e devo dire che purtroppo la politica in Italia non aiuta, arrivando anche a mentire all’opinione pubblica e intervenendo a gamba tesa per cancellare la prescrizione. In questo modo si rischia di creare schiere di prigionieri processuali di Stato, imputati o vittime che siano. Per questo, pensiamo che offrire alla cittadinanza una serie di riflessioni su un tema importante, affrontandole con serenità, rappresenti un contributo per fare chiarezza su un tema tanto delicato quanto centrale per la giustizia. —
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