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«L’obiettivo è la verità: non siamo una setta che ordisce complotti»

S.C.

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Mariano Brandoli, al termine della sua puntuale ricostruzione, non tralascia le pagine più difficili, ovvero quelle relative ai “massoni cattolici”, che nel 1908 diedero vita a una scissione che portò via molti aderenti, tutti a favore dell’ora di religione nelle scuole. Da lì nacque una seconda massoneria, denominata Alam, tuttora attiva. Una frattura insanabile che vide i due schieramenti contrapposti anche vent’anni dopo, quando i fascisti liquidarono la massoneria per legge. Questioni controverse, come lo scandalo della P2 .

«Il mio scopo - chiarisce l’ex Maestro Venerabile - è quello di fare chiarezza sulle tante storie alla base della “massofobia” di oggi, ovvero il discredito su tutto ciò che i massoni hanno fatto per l’Unità d’Italia. E che fanno ancora oggi, a dispetto di chi li vede come una setta impegnata a complottare. So bene che ci sono decine d’ inchieste in cui vengono chiamati in causa sedicenti iscritti alla massoneria. Ma le nostre logge hanno tutte un numero d’ordine, codice fiscale, riconosciute dal Goi nazionale».

«Ma a differenza di altre nazioni - aggiunge - non possiamo perseguire chi si proclama massone e non lo è affatto, usando simboli e rituali per interessi privati. Su questo la legge italiana non ci aiuta. Ma la storia dei massoni modenesi, sino al Dopoguerra quando fermo la mia ricerca, dimostra il loro impegno, la loro levatura morali. Forse che i 30 mila massoni di oggi in tutta Italia, non finanziano ricerche, non fanno incontri pubblici? E lo stesso fanno i 150 massoni modenesi in cinque logge riconosciute per il nostro territorio. Quanto alla segretezza basta cercare i nostri siti sulla nostra pagina web, su Facebook o Twitter». —

S.C.

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