Gazzetta di Modena

Le sei vite spezzate davanti alle Fonderie Una mostra sui giorni più difficili di Modena

Carlo Gregori
Le sei vite spezzate davanti alle Fonderie Una mostra sui giorni più difficili di Modena

All’ex S. Agostino ricostruiti i drammatici fatti che hanno segnato la storia di Modena con documenti inediti e nuove rivelazioni

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MODENA. Due fogli sintetici che riassumono i risultati dei quattro quesiti sulle autopsie delle sei vittime posti dal giudice istruttore Scotti. Dalle risposte esce la voce del medico legale, il dottor Vincenzo Spampinato. «Il colpo è stato sparato a breve distanza.

Non essendoci elementi sufficienti per determinare con precisione la posizione dello sparatore rispetto al ferito (sic!) ... la direzione del colpo deve essere stata orizzontale». Per un altro corpo che ha la testa distruttadal proiettile, «non ci sono elementi sufficienti per determinare la posizione di tiro». Per un terzo, l’anatomopatologo riscontra lesioni da sparo «dall’alto al basso». Il quarto: il proiettile ha devastato la scatola cranica. Il quinto: «trapassato da proiettile dall’alto al basso». Infine, il sesto risulta colpito sempre dell’alto al basso ma «il colpo è stato sparato a breve distanza».

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È questo il primo clamoroso rinvenimento documentario nelle ricerche fatte dai volontari e dai pensionati dei sindacati modenesi per una ricostruzione dell’Eccidio del 9 Gennaio. I referti delle autopsie non erano mai stati resi noti finora; o almeno non si conoscevano pubblicamente. E questo è sicuramente uno dei documenti più impressionanti esposti alla mostra ospitata da Ago dal titolo “9 gennaio 1950 - 9 gennaio 2020: la memoria della città” , allestita nel complesso dell’ex Sant’Agostino, fino all’8 marzo. Un’altra novità documentaria di primo piano è la stampa delle fotografie di quei giorni attraverso una serie di pannelli esposti nella sala conferenze.

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Foto quasi tutte scattate dallo Studio fotografico Botti e Pincelli di Modena, almeno per quanto riguarda l’eccidio (come noto, mancano solo gli scatti del momento della sparatoria) e il funerale, che ha visto la partecipazione corale della città. Tante le foto anche successive, dal Trigesimo alle commemorazioni dei primi anni, che spesso vanno ancora attribuite a qualcuno ma ad oggi mai viste, provenienti dalle raccolte utilizzate, da quelle della Biblioteca Poletti e del fondo dell’Istituto Storico di Modena. Impossibile dire quale foto impressiona di più tra i volti di operai e donne che trasmettono una umanità ferita.

E proprio per ricordare quell’evento unico che sono stati i funerali pubblici davanti all’ex ospedale Sant’Agostino, con la gente che si accalcava anche attaccata alle inferriate antiche, Fausto Ferri ha predisposto un allestimento d’impatto in strada, visibile da via Emilia Centro e da piazzale Sant’Agostino, con le foto giganti dei sei morti e alcune del pubblico attaccato all’ex ospedale.

Un richiamo per i modenesi invitati alla prima mostra istituzionale per ricordare questa tragedia. Tra i documenti esposti è di grande interesse la serie di tre telegrammi spediti in diretta dalla Camera del Lavoro di Modena alla sede nazionale della Cgil a Roma con i quali si avvertiva dell’evolversi dei fatti di sangue di Modena. Una sorta di comunicazione in tempo reale che oggi colpisce per l’organizzazione di staffette e addetti alla trasmissione che deve aver richiesto.

Un documento che fa parte della mole di materiale che i ricercatori volontari hanno iniziato a scavare sia all’Istituto Storico che alle sedi della Cgil locali e nazionale (presso l’Istituto nazionale storico del sindacato) che con l’Istituto Gramsci. Le scoperte non sono mancate e, come spiegano due curatori della mostra - Graziella Bertani e Enrico Trebbi - siamo solo all’inizio.

Tra gli altri documenti esposti ad Ago troviamo i fogli con le firme di alcuni dei 130 parlamentari di sinistra dell’epoca (siamo nel 1950) in calce alla lettera ufficiale inviata alla Procura di Modena per avviare subito un’indagine sulla strage che indicava come accusati il prefetto e il questore. Come noto, ad essere processati furono invece 130 operai, difesi dal leader socialista Lelio Basso, quasi tutti assolti (come gli operai arrestati vennero prosciolti), ma sulla sparatoria della polizia e sulla catena di comando che portò alla strage non si arrivò alla fine di nessuna indagine.

La lettera presentata ricorda invece che ci fu un’inchiesta parlamentare pochi giorni dopo l’eccidio di Modena e la condusse il leader comunista Umberto Terracini. La relazione di maggioranza della commissione parlamentare arrivò a raccogliere prove “istituzionali” da sottoporre alla magistratura. «In mostra (visitabile gratuitamente mercoledì, giovedì e venerdì dalle 15 alle 18, e sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18.) troviamo uno scritto del leader sindacalista Giuseppe Di Vittorio. E poi tante pagine di giornali sulla vicenda di Modena che rendono la gravità dell’accaduto sia in un ambito locale che nazionale.

Ed è questo uno degli obiettivi: far uscire l’eccidio delle Fonderie dall’ambito di una vicenda storica locale». In esposizione si trova anche un foto che, al centro, ritrae una bambina: è Marisa Malagoli, sorella di Arturo Malagoli, una delle sei vittime. Sarà adottata da Palmiro Togliatti e Nilde Iotti e in seguito di diventerà un’autorevole psichiatra. Da segnalare anche il documentario che il grande regista Carlo Lizzani girò al momento dei funerali:, il dolore e la rabbia composta, i volti tesi dei leader . —




 

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