«Con le leggi razziali a Modena fu epurazione di docenti e alunni ebrei»
In occasione della Giornata della Memoria Gino Malaguti, Barbara Previato e Giorgio Malaguti pubblicano una ricerca che fa riemergere una delle pagine più buie della storia italiana
l’intervista
VINCENZO BRANCATISANO
Invece che censura, la chiamavano “Bonifica libraria di autori ebrei non graditi in Italia”. La censura fascista degli anni ‘30, colpiva gli autori ebrei e finiva per colpire anche i libri dal contenuto prettamente tecnico, come i libri di Mario Donati sulle trasfusioni di sangue e quelli dell’avvocato Friedman sui consorzi di cooperative, solo perché scritti da quegli stessi autori.
Storia di una discriminazione di cui l’Italia non va fiera e che torna alla memoria ogni volta che ci si avvicina alla giornata della Memoria. Discriminazione che colpì gli uomini di cultura e che non risparmiò i luoghi sacri dell’istruzione e della conoscenza, come la scuola e l’università. E allora la storia della censura degli autori non graditi s’intreccia con il destino degli insegnanti espulsi dalla scuola perché ebrei. Le vicende di tanti maestri e professori, di ruolo e supplenti, e di alunni ebrei modenesi, che il regime fascista allontanò dalle nostre aule in ossequio alle leggi razziali emergono con crudezza dalle pagine del volume intitolato “Espulsi e licenziati: alunni e docenti delle scuole modenesi e le leggi razziali del 1938”, scritto da Gino Malaguti, professore in pensione ed ex provveditore agli studi di Modena, dal fratello Giorgio Malaguti e da Barbara Previato, docente di Italiano e Storia all’Istituto tecnico “Corni” di Modena.
Il libro, edito da Il Fiorino sarà presentato oggi alle 12, presso l’Auditorium della sede Leonardo da Vinci dello stesso Corni , si propone di vedere da vicino, spiegano gli autori, «uno specifico e rilevante aspetto del razzismo fascista nella convinzione che ciò possa risultare utile a una riflessione critica sui sistemi totalitari e sulla violenza contro una minoranza».
Il volume approfondisce il tema della espulsione degli alunni e del licenziamento dei docenti ebrei delle scuole modenesi a causa delle infauste leggi razziali del 1938.
«È uno studio settoriale che riguarda la provincia di Modena dove, come nel resto del Paese, con la discriminazione iniziò una persecuzione contro i diritti e la vita sociale degli ebrei. Le conseguenze morali e materiali di questa persecuzione ricaddero praticamente su tutte le famiglie della comunità ebraica modenese».
I numerosi dati e nomi riportati nel libro confermano l’inaspettato numero di ebrei modenesi colpiti dalle leggi razziali fra l’indifferenza della maggior parte della popolazione. Nel contempo non va dimenticata l’azione di protezione e di soccorso da parte di semplici cittadini, istituzioni e sacerdoti cattolici, funzionari pubblici. «Il volume – spiega Gino Malaguti – è nato a seguito di una ricerca che abbiamo condotto assieme alla professoressa Barbara Previato su due docenti che insegnavano all’Iti “Corni”, dove insegna oggi lei, e licenziate perché ebree. Erano le professoresse Roscena e Mantovani. Abbiamo iniziato la ricerca negli archivi dell’Istituto Corni, poi abbiamo allargato la conoscenza a quello che è successo nelle scuole elementari e all’università. Abbiamo trovato molto materiale nell’Archivio di Stato e nell’archivio della comunità ebraica e negli archivi dell’istituto tecnico Barozzi, in quello del liceo scientifico Tassoni e in altri».
Il libro è preceduto da tre presentazioni: quelle del rabbino Goldstein, del sindaco Muzzarelli e dell’arcivescovo Castellucci. «Nell’archivio della Corte dei Conti – racconta l’ex Provveditore Malaguti – abbiamo rinvenuto i nomi dei docenti di ruolo. I nomi dei supplenti invece li abbiamo rinvenuti in quello della comunità ebraica. Il regime usava delle parole edulcorate – espulse, licenziate – ma la realtà è che chi proveniva da famiglie benestanti se la cavava in qualche modo, chi invece viveva del proprio stipendio andava in pensione, ma era una pensione misera perché la carriera era troncata a metà, e si cadeva in povertà».
Malaguti ricorda che «la comunità ebraica istituì una scuola paterna e così, fino al ‘43 due “scuolette” erano frequentate da alunni che poi sostenevano gli esami nelle scuole statali da privatisti. Andavano molto bene perché frequentavano una scuola religiosa e quindi a 5 anni sapevano già leggere e scrivere e sapevano a memoria brani della Bibbia e prendevano dei bei voti, mentre gli altri restavano indietro. Facevano spesso l’esame di ammissione al terzo anno e uno di questi era Arrigo Levi, che in tre anni prese la maturità scientifica al Tassoni».
L’epurazione non risparmiò il nostro Ateneo. «All’università – prosegue l’ex Provveditore – ci furono quattordici docenti licenziati, alcuni cattedratici, alcuni aiuti, altri erano assistenti volontari. I docenti elementari e medi una ventina, gli alunni espulsi dalla scuola venticinque. Ricordo la famiglia dell’avvocato Enzo Levi, una famiglia liberale che organizzò con l’aiuto della Chiesa l’emigrazione in Argentina, altri andarono in svizzera. C’era poi il problema delle famiglie miste. I figli non erano ebrei puri e se riuscivano ad avere un certificato di battesimo vecchiotto erano esclusi dalla discriminazione. Per altri versi, censurarono tanti autori e i loro libri anche se di natura tecnica».
Dalla discriminazione di allora, alla memoria dell’oggi. Un onere per tutti, un onere ancora più cogente per le nostre scuole, che si apprestano a riunire i propri studenti attorno a un pensiero che non si deve allentare. Alcune scuole hanno infatti già chiesto di poter ospitare la presentazione del volume alla quale far assistere gli studenti. —
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