Gazzetta di Modena

“Brutti, sporchi e pericolosi” Quando ebrei e africani diventarono nostri nemici

Giovanni Medici
“Brutti, sporchi e pericolosi” Quando ebrei e africani diventarono nostri nemici

La rassegna documentaria “L’offesa della razza” si potrà visitare da domani a marzo  nel Municipio di Savignano. I pannelli nella sala consigliare e lungo le scale della casa comunale 

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la mostra



In una moderna prospettiva scientifica le “razze” praticamente non esistano: il razzismo però esiste e produce discriminazioni. Attraverso documenti e testimonianze, il razzismo e l'antisemitismo nelle forme che assunsero nel Ventennio è il tema della mostra “L'offesa della razza. Razzismo e antisemitismo dell'Italia fascista”, che verrà ospitata dal Municipio di Savignano da domani e fino al 7 marzo.

«Un’iniziativa – spiega l’assessore comunale alla Cultura Antonella Gozzi - che si inserisce nell'ambito della rassegna “Un Comune aperto per Mostra”, voluta dall’amministrazione e che ogni mese sulle pareti della casa comunale propone temi diversi. Il tema del razzismo apre le celebrazioni della Giornata della Memoria che proseguiranno a Savignano il 27 gennaio con un incontro a cui sarà presente il presidente della Comunità Israelitica di Bologna, con l’assegnazione il 28 gennaio della cittadinanza onoraria alla senatrice Liliana Segre e infine con l’incontro a Teatro con due ex deportati ad Auschwitz il 2 marzo».

“L’offesa della razza”, promossa dalla Soprintendenza per i beni librari e documentari dell'IBC regionale, curata da Riccardo Bonavita, Gianluca Gabrielli e Rossella Ropa, è stata allestita per la prima volta a Bologna nel 2005: nasce dall'attenzione che l’Istituto pone verso i notevoli nuclei archivistici della prima metà del XX secolo conservati nella nostra regione negli Archivi di Stato, negli Archivi storici comunali e nei fondi documentari presenti presso le biblioteche e gli istituti storici pubblici e privati. Due i destinatari ideali di questa mostra didattica che Savignano propone in una ventina di pannelli collocati nella sala consiliare e lungo le scale che consentono di accedervi: lo studente che frequenta le scuole secondarie di secondo grado e il cittadino interessato alla storia recente del nostro Paese.

L’esposizione spiega in maniera sintetica come il razzismo moderno rappresenti un fenomeno che affonda le sue radici nei secoli precedenti e che prolunga in diversi modi i suoi rami fino al presente. Questa parte dedicata al razzismo di lungo periodo è illustrata da pannelli che seguono i due filoni principali della storia della discriminazione: quello che ha colpito gli ebrei e quello diretto contro i popoli colonizzati. A questo punto i visitatori possono affrontare nella giusta prospettiva l'universo razzista creato dal fascismo italiano. Il percorso si apre con i pannelli dedicati alla “costruzione dei diversi”, che analizzano come il regime cercò di creare un’immagine artificiale e stereotipata dei gruppi umani che intendeva escludere dalla cittadinanza, additandoli come dei pericolosi nemici, per rafforzare il modello idealizzato della “razza superiore italiana” in cui tutti dovevano riconoscersi.

Dai documenti emerge l'immagine delle donne africane, oggetti sessuali ma anche pericolo per la “razza”, e degli uomini africani, selvaggi, barbari, bestiali. Accanto ad esse viene mostrata la rappresentazione stereotipata e fuorviante dell'ebreo - un profilo fisico e comportamentale: nasi adunchi, avidità, sporcizia da un lato, un ruolo sociale di sfruttatore capitalista, minaccia per la comunità, padrone occulto del mondo dall'altro. Riaffiorano i miti di lunga durata del cannibale e del complotto ebraico per la conquista del mondo.

Nel periodo 1938-1943 nacquero in Italia riviste come “La difesa della razza” e istituzioni come l'Ufficio studi sulla razza del Ministero della cultura popolare e il Consiglio superiore per la demografia e la razza del Ministero dell'interno.

Nella parte dedicata al razzismo coloniale invece alcuni pannelli riguardano la politica di sopraffazione che rappresentò un elemento di continuità tra il colonialismo dell'Italia liberale e gli anni del regime fascista. Con la guerra di conquista dell'Etiopia (1935-36) nasce l’idea di una “nuova società coloniale”, fondata programmaticamente sul “discrimine di razza”. Tra il 1935 e il 1941 fu quindi proposta una “politica della razza” che impose un ampio corpus legislativo che colpì le unioni miste, i cosiddetti “meticci” e che produsse una netta separazione tra la comunità bianca e quella africana, spinta fino alle pieghe più minute della vita sociale, del lavoro e del tempo libero (niente partite di calcio “miste” ad esempio).

Ampio spazio è ovviamente dedicato alla persecuzione degli ebrei, preparata da campagne di stampa promosse nel 1937 e resa operativa dall'estate del 1938. In quei mesi venne divulgato il Manifesto degli scienziati razzisti che sintetizzava i principi del razzismo italiano, la burocrazia fascista definì i criteri di appartenenza alla “razza ebraica” e mise a punto il censimento (i cui dati vennero più volte aggiornati negli anni successivi) che servì come punto di riferimento per le pratiche discriminatorie e persecutorie.

I primi interventi legislativi riguardarono l'espulsione degli ebrei stranieri dal paese e la cacciata dalle scuole di tutti gli ebrei fossero essi insegnanti o allievi (settembre 1938) mentre, di lì a poco, vennero vietati i matrimoni misti ed allontanati gli ebrei dalle industrie, dai commerci e dalla pubblica amministrazione (novembre 1938). Nell'autunno del 1943 si compiva infine il passaggio estremo con l'adozione, da parte della neonata Repubblica Sociale, dei piani nazisti di deportazione - attuati congiuntamente da fascisti e tedeschi - che condussero oltre 7.000 ebrei italiani prima nei campi di concentramento italiani come Fossoli e poi in quelli tedeschi, dove la maggior parte venne sterminata.

La mostra è visitabile negli orari di apertura del Municipio di Savignano, dal lunedì al sabato dalle ore 8.30 alle 13 ed il giovedì dalle 14.30 alle 18. —

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