Nonantola. Nella storia di un bracciante si scopre l’Italia del Novecento
Al teatro Troisi lo spettacolo «Terra matta» prima tappa di una trilogia firmata Panzeri
NONANTOLA. Prosegue con «Terra matta (1918-1943) », di e con Stefano Panzeri, alle 21, la stagione di prosa del Teatro Troisi di Nonantola. Uno spettacolo avvincente, tratto dall'autobiografia di un bracciante siciliano di inizio secolo, scritta in sette anni, tra il 1968 e il 1975, su una vecchia Olivetti. Un’opera che si caratterizza per una lingua dura, grezza, infarcita di dialettismi. «Terra matta - spiega Stefano Panzeri - fa parte di una trilogia che intende ripercorrere tutta la vita del protagonista lungo il Novecento. Sulla base di una testimonianza autentica e personale come lo scritto di Vincenzo Rabito, costruisco personaggi, non appartenenti al vissuto dell’autore, ma “fatti” di storie vere, altrettanto autentiche, e inserisco tali personaggi nella narrazione, facendo lasciare anche a loro la propria testimonianza di vita».. Chi è Rabito?
«Un bracciante siciliano che scrive la storia della sua vita in concomitanza con la laurea del figlio e in qualche modo è una sorta di testamento esistenziale. Racconta che nonostante le difficili condizioni economiche riesce a far studiare il figlio che diventa ingegnere. Dopo questo traguardo cambia tutto, perché non è più la famiglia di Vincenzo Rabito, ma dell’ingegner Rabito. Un vero e proprio stravolgimento in quel 1968 nella loro piccola comunità».
Perché è importante questa autobiografia?
«Soprattutto perché è un padre che a un certo punto capisce che non è più lui a portare avanti la baracca, quindi tira i remi in barca facendo il punto della propria vita e nel farlo racconta la storia italiana del '900. Nel parlare della sua vita non solo tocca i temi della guerra, ma anche quelli legati a grandi personaggi come Moro e Pertini. Inoltre parla dell’esperienza della migrazione, perché lui nel 1942 va in Germania ». —
N.C.
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